Conferenza Stampa – XXV Premio Borsellino

Martedì 17 ottobre alle ore 11 presso la sala giunta del Comune di Pescara è stata presentata la 22ª Edizione del Premio Nazionale, per la legalità e l’impegno sociale e civile, da 25 anni, dedicato alla memoria di Paolo Borsellino.
Il tema per il 2017 è “L’eredità di Falcone e Borsellino”.

Saranno intervenuti
Marco Alessandrini – Sindaco di Pescara, Oscar Buonamano – Coordinatore del
Premio Borsellino, Gabriella Sperandio – Presidente dell’Associazione Falcone e Borsellino e Alessandra Di Pietro – Responsabile progetto “Scuola e Legalità”

Conferenza Stampa

Martedì 17 ottobre alle ore 11 presso la sala giunta del Comune di Pescara sarà presentata la 22ª Edizione del Premio Nazionale, per la legalità e l’impegno sociale e civile, da 25 anni, dedicato alla memoria di Paolo Borsellino.
Il tema per il 2017 è “L’eredità di Falcone e Borsellino”.

Saranno presenti:
Marco Alessandrini – Sindaco di Pescara, Oscar Buonamano – Coordinatore del
Premio Borsellino, Gabriella Sperandio – Presidente dell’Associazione Falcone e Borsellino e Alessandra Di Pietro – Responsabile progetto “Scuola e Legalità”

La rassegna durerà 10 giorni, dal 18 al 28 ottobre, con un programma ricco di incontri, dibattiti, presentazioni di libri e spettacoli teatrali. Nello specifico, si alterneranno 16 momenti suddivisi presso le scuole e università con la presenza di giornalisti, scrittori, magistrati ed altre personalità, protagonisti dell’antimafia. La parte dedicata all’attività teatrale, vedrà protagonista la messa in scena dello spettacolo “Mala’Ndrine” prodotto dal Premio Borsellino.
La rassegna si concluderà sabato 28 con la cerimonia di premiazione.

Il Premio, organizzato dal 1992 dall’Associazione culturale “Falcone e Borsellino” con il patrocino del Miur, da 25 anni intende essere una rassegna culturale educativa dedicata principalmente ai giovani, nella consapevolezza che il pur necessario versante repressivo, da solo non sia sufficiente nell’opera di contrasto all’illegalità. Al tempo stesso intende testimoniare ammirazione, gratitudine ed affetto a tutte quelle personalità che attraverso il loro impegno quotidiano, il loro coraggio offrono un’azione significativa e concreta contro qualsiasi forma di violenza e di ingiustizia.

La cerimonia di consegna dei premi si terrà presso il
Comune di Pescara – Sabato 28 ottobre

“Mafie, stato e società da Impastato a Borsellino”

Teramo
Università degli Studi di Teramo
Facoltà di Scienza della Comunicazione
Scienze della comunicazione / Aula 7
Cattedra: storia e società del mondo contemporaneo
L’Associazione Falcone e Borsellino in collaborazione con l’UNITE” è lieta di annunciare uno degli appuntamenti del 22° Premio Nazionale Paolo Borsellino in programma il 25 ottobre, dal titolo “Mafie, stato e società da Impastato a Borsellino”

 

La mia vita all’ombra del mare

La mia vita all’ombra del mare (Raffaello Ragazzi) è il primo romanzo per ragazzi della scrittrice Simona Dolce e racconta la lotta di Pino Puglisi contro la mafia attraverso gli occhi di Salvatore, uno dei “suoi” ragazzi.
Una storia vera, come ricorda una lettera di Maria Falcone, sorella del magistrato Giovanni Falcone, posta in conclusione del libro.

Salvatore è un ragazzino come tanti: ama il mare, il calcio e gli amici. Cresce però in una realtà difficile e si pone tante domande su Brancaccio, il quartiere in cui vive, e su 3P, padre Pino Puglisi, il sacerdote che non si arrende alle minacce e prosegue con coraggio per dimostrare ai suoi ragazzi che l’onesta è ancora possibile. La mia vita all’ombra del mare è un romanzo che descrive le pieghe sottili attraverso cui la mentalità mafiosa può insinuarsi nel tessuto sociale e racconta il coraggio di coloro che, come don Pino Puglisi, hanno combattuto questa mentalità a costo della vita.
Salvatore ha un fratello, e un giorno durante un litigio sente il padre chiamarlo “mafioso”. Sa che cosa significa questa parola, ma allo stesso tempo non riesce a ricondurla a suo fratello. Si trova spaesato e confuso, è pieno di dubbi, ma in Don Pino Puglisi trova una guida, capace di insegnargli il valore delle regole, la differenza tra il bene il male, il valore della libertà. Il prete verrà infine ucciso da Cosa Nostra nel 1993, il giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno. Sarà in seguito riconosciuto ufficialmente dalla Chiesa come il primo martire ucciso dalla mafia. Ma la sua battaglia non ha avuto fine con la sua morte.

Il volume si conclude con una lettera di Maria Falcone, Presidente della Fondazione Giovanni e Francesca Falcone, che riassume l’insegnamento che viene dalla storia di Salvatore, con queste parole: “Quella di Salvatore è una grande lezione di discernimento quotidiano che tutti i giovani sono chiamati a compiere. Come dico sempre ai ragazzi nelle scuole “scegliere da che parte stare” è una scelta che si rinnova di giorno in giorno sia nell’intenzione che, soprattutto, nelle azioni. Ma è soprattutto unendosi ad altri compagni che condividono gli stessi valori e gli stessi riferimenti che i nostri giovani non si sentono un peso troppo difficile da portare e imparano che vivere in un sistema di legalità è possibile. La mafia si può sconfiggere unendo le nostre forze in un impegno quotidiano”.

Intervista a Umberto Santino

Il 2017 è un anno ricco di ricorrenze per la storia dell’Italia legata alla lotta contro la mafia. Una buona occasione per fare un po’ di storia e non solo retorica memoria. Il 16 gennaio, la Camera dei Deputati ha già ricordato, a 90 anni dalla nascita, Pio La Torre, il segretario del Pci siciliano ucciso nel 1982. Il 1° maggio 1947, saranno settant’anni dalla strage di Portella della Ginestra, il primo mistero dell’era repubblicana fatto di 11 morti e 27 feriti, colpiti nel dì di festa.

Fa forse meno notizia, ma è un compleanno importante anche quello che si avvia a festeggiare con una serie di iniziative il «Centro di Documentazione Giuseppe Impastato» di Palermo. A presiederlo ci sono Umberto Santino e sua moglie Anna Puglisi, quarant’anni dedicati allo studio del fenomeno mafioso. Una parte della loro casa nel quartiere Libertà è la sede del Centro, il primo in Italia dedicato alla ricerca sulla mafia, nato nel 1977.

I nostri studi furono la base per il «paradigma della complessità»: la mafia come organizzazione e sistema di rapporti, intreccio tra crimine, accumulazione, potere, codice culturale e consenso sociale

Gli anni ‘70 siciliani odoravano anch’essi di piombo e violenza. Nel ’70 era desaparecido Mauro De Mauro, nel ’71 trucidato il giudice Scaglione, nel ’72 ucciso il giornalista Giovanni Spampinato. Nel ’76 c’era stata la strage di Alcamo Marina. Nello stesso ’77 l’ex colonnello dei carabinieri Giuseppe Russo sarebbe morto in un agguato. Nonostante l’esplosione del terrorismo mafioso, per la commissione antimafia, nel 1976, eravamo ancora di fronte a «una comune forma di delinquenza organizzata». Nei ranghi più alti della cupola, intanto, le famiglie storiche di Cosa Nostra (i Bontate, gli Inzerillo) erano minacciate dall’avanzare dei corleonesi. In pochi anni, Riina e soci le avrebbero sterminate. Il potere ai viddani. Gli storici lo chiamarono «colpo di stato».

Anni tristi, miserabili. Ma anche ricchi di speranza, di passioni, di utopie. Lottavano ancora insieme a noi Peppino Impastato, il commissario Boris Giuliano, i giudici Costa e Terranova, il giornalista Mario Francese. Per la prima legge antimafia, l’Italia aspettò il settembre del 1982. Portava la firma di Virginio Rognoni e Pio La Torre. Dalla Chiesa era stato ucciso dieci giorni prima.

Presidente Santino, volga lo sguardo al ’77. Cosa vede?
In quell’anno cominciammo con il convegno «Portella della Ginestra: una strage per il centrismo». Nella nostra analisi quella strage non era un fatto locale ma si inseriva in un contesto più ampio. L’allarme per la vittoria delle sinistre alle regionali del 20 aprile innescò l’uso politico della violenza, ponendo fine ai governi antifascisti nati nel ’44 e dando il via al potere democristiano. Di quei giorni, rivedo i volti di chi non c’è più: Nicola Gallerano, Vittorio Foa, Lisa Giua, Claudio Pavone. Scomparse che lasciano il segno.

Cosa ricorda del clima politico della Sicilia di quei giorni?
Gli anni ’70 videro lo sviluppo e la fine dei gruppi a sinistra del Pci. Io ero al Manifesto. Nel ’77 cominciò il riflusso: autopensionamento per molti militanti, lotta armata per altri. Un disastro collettivo. Palermo era dominata dalla Dc. Con gli omicidi «eccellenti» la mafia dava segnali inquietanti, avviandosi alla guerra degli anni ’80. Era una realtà in evoluzione ma sopravvivevano vecchi schemi. Per il delitto Impastato, ad esempio, si parlò di un fatto anomalo per essere catalogato come delitto mafioso.

Chi fondò il Centro?
Io e Anna. Con noi c’erano magistrati, fotografi (Letizia Battaglia, Franco Zecchin), ma alcuni soci seguirono altre strade. Dopo l’assassinio di Peppino aderirono il fratello Giovanni e la moglie Felicia.

Quando siete nati, a che punto era l’elaborazione sul tema «mafia»?
Il libro più diffuso era quello del sociologo Henner Hess, secondo cui la mafia era una sub-cultura condivisa dai siciliani. Rileggemmo la letteratura precedente. I nostri studi furono la base per il «paradigma della complessità»: la mafia come organizzazione e sistema di rapporti, intreccio tra crimine, accumulazione, potere, codice culturale e consenso sociale. Uno sguardo storico in cui convivevano continuità e innovazione. I riferimenti erano l’inchiesta di Franchetti del 1876 che analizzava la mafia come «industria della violenza» praticata dai «facinorosi della classe media» e l’aggiornamento fatto da Mario Mineo, dirigente della Nuova sinistra, che parlava di una nuova borghesia capitalistico-mafiosa nata negli anni’50.

Tra le vostre battaglie, quella per la verità sulla morte di Impastato è di certo la più importante.
Peppino è un caso unico nella storia delle lotte sociali contro la mafia. La mafia ce l’aveva in casa, non a cento passi. Per questo gli intitolammo il Centro nel 1980. Il nostro coinvolgimento cominciò il 9 maggio 1978, giorno del delitto. L’11 maggio, su invito dei compagni, chiusi la campagna elettorale con un comizio che doveva fare Peppino, indicando come responsabile dell’omicidio Gaetano Badalamenti. Come Centro presentammo un esposto alla Procura. Poi la madre si costituì parte civile, rompendo con i parenti mafiosi. Raccogliemmo prove, sollecitando una magistratura arroccata – come le forze dell’ordine – nell’idea del terrorista-suicida. Una battaglia condotta in isolamento, conclusa dopo più di vent’anni con le condanne dei mandanti e la relazione della Commissione antimafia sul depistaggio delle indagini.

Che tipo di materiale custodite?
Abbiamo una biblioteca di circa 8.000 volumi, un’emeroteca, un archivio di atti giudiziari (Maxiprocesso, i processi Spatola, Impastato, Andreotti, Rostagno), i rapporti del questore Sangiorgi di fine ‘800, una delle prime edizioni de I mafiusi della vicaria (primo testo letterario a registrare l’aggettivo «mafiusi»), materiale di controinformazione. Siamo autofinanziati poiché contestiamo le prassi clientelari di accesso ai fondi pubblici. Da tempo collaborano con noi studiosi e docenti dall’Italia e dall’estero.

Chi studia il fenomeno mafioso, fa i “conti” con le vostre elaborazioni scientifiche.
«Complessità», «borghesia mafiosa», «mafia finanziaria» sono ormai luoghi comuni di cui spesso si ignora la paternità. Ma la demistificazione degli stereotipi e l’integrazione dei paradigmi («associazione tipica», «impresa mafiosa») non è ancora un obiettivo raggiunto. Tra gli studiosi prevale l’idea della mafia come «industria della protezione privata», variante di una visione economicistica. La nostra analisi sugli effetti criminogeni della globalizzazione si scontra con le idee correnti ma è confermata dall’aggravarsi di squilibri territoriali e divari sociali. Il nostro lavoro non sempre ha un riconoscimento adeguato. Non abbiamo appartenenze. E questo si paga.

Guardando al presente, che significato dà alla parola «mafia»?
Oggi si parla di mafia per diversi fenomeni criminali. Vi è mafia quando i gruppi di criminalità organizzata assumono la complessità del modello storico siciliano.

E ad «antimafia»?
È in atto un rigetto dell’antimafia, dopo gli episodi che hanno riguardato alcuni personaggi. Ma il problema va oltre i singoli casi. Buona parte dell’antimafia è legata all’emozione suscitata dai grandi delitti. C’è poca analisi, molta predicazione e disinformazione. Nelle scuole si parla di legalità, ignorando che oltre a quella mafiosa, c’è l’illegalità istituzionale che ha condotto all’impunità delle stragi. E poi si parla di antimafia come di un fenomeno recente, dimenticando lo storico ruolo delle lotte contadine.

Si può parlare di mafia nella città di Roma?
Certo, se ci sono i requisiti previsti dalla legge antimafia: forza intimidatoria, delitti, attività come appalti e servizi pubblici. Ma non si tratta di una mafia storica, nonostante il peso della Banda della Magliana.

Come festeggerete questi quarant’anni?
In primavera uscirà una pubblicazione su quella che chiamo «la mafia dimenticata» e un lavoro su Peppino, fatto insieme a suo fratello Giovanni. Peppino lo ricorderemo ancora il 9 maggio. Poi abbiamo in programma iniziative sul territorio, da Comiso alla tratta degli esseri umani. E ancora incontri sui temi oggetto delle nostre ricerche: media, cinema, mobilitazioni, il ruolo delle donne, la scuola, l’antiracket, l’uso sociale dei beni confiscati. Infine c’è il progetto del No Mafia Memorial, spazio polivalente per raccontare la mafia e le lotte sociali. Dovrebbe essere uno spazio della città, con il Comune co-fondatore e non solo concessionario dei locali. C’è una delibera, ma è ancora sulla carta.

Educazione alla Legalità 2017

Nell’ambito del progetto “Educazione alla Legalità 2017,
Premio Nazionale Paolo Borsellino tutto l’anno,
gli studenti del Liceo Saffo di Roseto degli Abruzzo
incontrano Don Aniello Manganiello.
All’incontro sono intervenute:
Elisabetta Di Gregorio – Dirigente scolastico
Luciana Di Bartolome – Assessora alle Politiche Sociali
Luca Maggitti – Giornalista sportivo

Foto: Mimmo Cusano

PREMIATI 21^ EDIZIONE

IMPEGNO SOCIALE E CIVILE
antociGIUSEPPE ANTOCI
Presidente del Parco dei Nebrodi dal 2013. Nella notte tra il 17 e il 18 maggio 2016 è stato vittima di un grave attentato mafioso dal quale è uscito illeso grazie all’auto blindata e all’intervento della scorta. La sua direzione del Parco si è distinta per la lotta alla corruzione, la vendita delle auto blu, ma soprattutto per una assegnazione degli affitti dei terreni che prevede la presentazione del certificato antimafia.
saffioti-gaetano GAETANO SAFFIOTI
E’ un imprenditore italiano, testimone di giustizia. Dopo numerosi anni di estorsioni nel 2002 decide di denunciare il tutto alla magistratura. Da allora la sua vita diventa blindata, sempre sotto scorta assieme alla sua famiglia, perderà molte commesse, dipendenti, amici ma decide comunque di restare in Calabria e continuare l’attività. Con le sue dichiarazioni ha dato vita all’importante operazione Tallone d’Achille, che ha portato all’arresto e condanna, per associazione di tipo mafioso di numerosi esponenti delle famiglie mafiose dei Piromalli e Gallico.

antonino-bartuccio ANTONINO BARTUCCIO
Ex sindaco di Rizziconi vive sotto scorta come la sua famiglia da quando ha denunciato e fatto arrestare, nel giugno 2014, gli esponenti della famiglia mafiosa Crea che, come emerso dall’operazione ‘Deus’, hanno per anni deciso chi doveva svolgere il ruolo di amministratore comunale.

cogliandroFILIPPO COGLIANDRO
Chef internazionale .Nel 2006 riceve una Laurea Honoris Causa in Scienze Gastronomiche. Nel dicembre 2008 riceve una richiesta di pizzo dalla ‘ndrangheta che prontamente viene denunciata alle forze dell’ordine ancora prima di iniziare a pagare. Parte da qui un nuovo percorso di impegno sociale e civile dedicato alla ristorazione ed alla legalità: Filippo Cogliandro attraverso il suo modo di fare cucina e impresa evidenza il “problema ‘ndrangheta” in una città martoriata come Reggio Calabria. Nel 2013 viene nominato Ambasciatore Antiracket nel mondo.

boda
GIOVANNA BODA
Direttore generale del dipartimento per lo studente, l’integrazione e la partecipazione del Ministero dell’Istruzione. Coordinatrice e presidente del tavolo tecnico per la diffusione della cultura della legalità nelle scuole, voluto dal Miur, Csm, Autorità Anticorruzione e Associazione Naz. Magistrati

CULTURA

benigno
FRANCESCO BENIGNO
E’ un eminente storico con riconoscimenti internazionali. Insegna metodologia della ricerca storica presso l’Università degli Studi di Teramo ed è direttore dell’Istituto meridionale di storia e scienze sociali. Nel 2015 per Einaudi ha pubblicato il libro “ La mala setta. Alle origini di mafia e camorra”.E’ un uomo che studia, lavora e si batte per il risveglio delle coscienze. Contro l’atteggiamento mafioso del voltarsi dall’altra parte. La sua figura rappresenta per tutti noi un invito all’impegno civile. non si tratta di essere eroi, ma di di approfondire, di indignarsi e agire nel nostro piccolo. Per il suo libro e quale illustre storico del nostro tempo, per come ha saputo ricercare le radici più profonde del crimine e del malessere sociale, a FRANCESCO BENIGNO il Premio Borsellino per la cultura 2016.


ISAIA SALES
E’ un saggista e politico italiano. Attualmente insegna “Storia della criminalità organizzata nel Mezzogiorno d’Italia” presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. È editorialista del Corriere del Mezzogiorno. Parlamentare per due legislature fu sottosegretario al Ministero del Tesoro, durante il primo governo Prodi. Trai suoi numerosi saggi “Le strade della violenza” “Malviventi e bande di camorra a Napoli” “ I preti e i mafiosi. Storia dei rapporti tra Mafie e Chiesa cattolica.

anselmoFABIO ANSELMO
E’ uno degli avvocati più noti d’Italia. E’ un legale che difende le vittime degli abusi compiuti dalle forze dell’ordine scrivendo la storia dei diritti civili, dei diritti dell’individuo. E’ riuscito a lasciare un segno e a fare scuola facendo bene il proprio dovere. Ha molti nemici tra chi invece questo “dovere” lo fa male o non lo fa. con il proprio lavoro, ha insinuato nella mente di molti, della maggioranza, il dubbio che al nostro ordinamento manchi qualcosa di fondamentale: il reato di tortura.

CULTURA

bianca-stancanelliBIANCA STANCANELLI
Giornalista, ha esordito nel quotidiano «L’Ora» di Palermo, occupandosi soprattutto di mafia e politica. Dal 1987 vive a Roma, dove è inviato speciale per il settimanale «Panorama». Ha pubblicato numerosi racconti tra cui “A testa alta” in cui racconta con forza, passione e rigore la vita don Giuseppe Puglisi, il sacerdote assassinato dalla mafia nel settembre 1993 a cui si è ispirato il film “Alla luce del sole” di Roberto Faenza. Nel 2016 ha pubblicato “La città marcia” sui rapporti tra mafia e politica nella Palermo degli anni ‘80.

ester-castano ESTER CASTANO
Giornalista giovanissima ha raccontato la mafia svelando con intuito, coraggio e tenacia i legami con la ‘ndrangheta del suo comune Sedriano, nel milanese, primo comune sciolto per mafia nel nord italia . Ha vinto premi e riconoscimenti per le sue inchieste. Nonostante questo solo da poco ha un lavoro fisso in una redazione vera.

LEGALITA’

pignatoneGIUSEPPE PIGNATONE
Attuale procuratore della Repubblica di Roma. Ha lavorato al Palazzo di giustizia di Palermo per oltre 30 anni contribuendo a catturare gran parte dei più noti latitanti di mafia coordinato le indagini che hanno portato all’arresto del superlatitante Bernardo Provenzano. Nel 2008 è stato nominato Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria. Nel marzo 2012 è stato nominato Procuratore della Repubblica di Roma coordinando con il suo Pool un’indagine, sugli intrecci tra criminalità mafiosa e politica nel Comune di Roma denominata “Mafia capitale“.

armando-spataroARMANDO SPATARO
Attuale procuratore della Repubblica di Torino, ex procuratore della Repubblica aggiunto presso il tribunale di Milano, coordinatore del Gruppo specializzato nel settore dell’antiterrorismo, ex segretario nazionale del Movimento per la giustizia. Nel 1998 è eletto componente del Consiglio superiore della magistratura. È autore di numerosi saggi e vincitore di numerosi premi.

paiolaFEDERICA PAIOLA
Giovanissima Sostituto Procuratore della Repubblica al Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto. Nell’agosto scorso grazie alle intercettazioni è stato sventato un attentato contro questo giovane magistrato.

MOSTRA D’ARTE “OMAGGIO A FALCONE E BORSELLINO”

La città di Montorio al Vomano ospita, in uno dei suoi monumenti più significativi, il settecentesco Chiostro degli Zoccolanti, il pittore Paolo Foglia, nella sua prima mostra personale Omaggio a Falcone Borsellino a cura di Giuseppe Bacci, che si inaugurerà Venerdì 14 Ottobre 2016, alle ore 18.00.
Saranno presenti all’inaugurazione “Omaggio a Falcone Borsellino” l’onorevole Francesco Forgione, ex Presidente della Commissione parlamentare antimafia, l’avvocato Tommaso Navarra, Presidente dell’Ente Parco Nazionale del Gran Sasso – Monti della Laga, il dottor Giovanni Di Centa, Sindaco di Montorio al Vomano, il pittore Paolo Foglia e il curatore della mostra Giuseppe Bacci.
L’esposizione, patrocinata dall’Amministrazione Comunale di Montorio al Vomano, rientra nel fitto programma allestito dal 21° Premio Nazionale Paolo Borsellino, manifestazione giunta quest’anno alla XXI edizione, che si svolgerà, dal 12 al 29 Ottobre 2016, in diverse città italiane quali: Palermo, Roma, Ascoli Piceno, San Benedetto del Tronto, Napoli, Chieti, Pescara, L’Aquila, Teramo e Montorio al Vomano.
La mostra rimarrà aperta fino al 13 novembre 2016, tutti i giorni, dalle ore 10,00 alle 13,00 e dalle 16,00 alle 20,00.

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