Luigi Savina e il Premio Nazionale Paolo Borsellino

Luigi Savina, Presidente della XXIV Edizione del Premio Nazionale Paolo Borsellino.

 

Abruzzese, Vice Capo della Polizia di Stato con funzioni vicarie dal 15 febbraio 2016.

Entrato in amministrazione nel 1980, dal 1994 al 1997, ha diretto la Squadra Mobile della Questura di Palermo, dal 1997 al 1999, il centro interprovinciale Criminalpol di Napoli.

Nel 1999, ha assunto le funzioni di Vicario del Questore di Pescara. Nel 2000 prima una missione in Albania come capo contingente della Polizia di Stato, da ottobre ha diretto la Squadra Mobile di Milano, nell’agosto 2008 ha assunto le funzioni di questore di Padova. Nominato Dirigente Generale di Pubblica Sicurezza, ha assunto le funzioni di Questore di Milano.

E’ stato nominato Prefetto, assumendo contestualmente l’incarico di Vice Direttore Generale della Pubblica Sicurezza con funzioni vicarie.

Luciano Costantini, il magistrato che lavorò a Marsala a fianco di Paolo Borsellino

Luciano Costantini: “avevo voglia di sapere dove avrei trascorso i prossimi anni della mia vita, ma soprattutto morivo dal desiderio di conoscere Paolo”.

Un giorno, parlando dell’associazione per delinquere di stampo mafioso, il discorso cadde sul significato di omertà. A un certo punto Paolo mi disse: Sai cos’è l’omertà? E’ quando io interrogo Paolo Borsellino e gli chiedo se si chiama Paolo Borsellino, e lui mi risponde: questo non glielo posso negare”. Una risposta geniale, che meglio di ogni cosa sapeva spiegare il tratto caratteristico più deteriore della mafia: quello di rifiutare pervicacemente l’autorità dello Stato.

Negli anni delle stragi mafiose da tutta Italia un gruppo di magistrati giovani come Caselli Torino, Bocassini – Milano, Ingroia – Palermo, Nardella – Perugia, meno giovani come Antonino Caponnetto – Firenze, e tanti altri meno famosi, fecero richiesta per essere trasferiti negli uffici giudiziari siciliani dove i magistrati morivano sotto i colpi della mafia. Uno dei giovani che decisero di andare a lavorare con “i cadaveri che camminano” fu Luciano Costantini.

Luciano Costantini, classe 1962, dal 1991 al 1994 ha svolto le funzioni di sostituto procuratore della repubblica presso il Tribunale di Marsala (TP) con applicazioni alla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo.

Dal 1995 al 2004 ha svolto le funzioni di sostituto procuratore della repubblica presso il Tribunale di Pistoia con applicazioni alla Direzione distrettuale antimafia di Firenze. Dal 2005 al 2015 ha svolto le funzioni di giudice presso il tribunale di Pistoia prima nella sezione civile e dal 2007 nella sezione penale. Dal 29 settembre 2015 è presidente della sezione penale del Tribunale di Siena.

Si è occupato, e si occupa tuttora, di insegnamento, presso l’Università di Siena e di Firenze e presso la Scuola di Formazione Forense “Cino da Pistoia” su temi di diritto penale e di procedura penale.

Tina Montinaro, fare memoria non vuol dire solo ricordare

Tina Montinaro si reca spesso nelle scuole italiane per trasmettere agli studenti la memoria di quella strage, quella di Capaci, che 27 anni fa costò la vita a suo marito Antonio Montinaro

Il Premio Nazionale Paolo Borsellino, che racconta anche la storia di donne che, attraverso il loro impegno, hanno dimostrato un’azione concreta contro la “Malavita” organizzata ma non solo contro ogni forma d’ingiustizia, ha voluto premiarla perché Tina Montinaro oggi è un testimone istituzionale di quel giorno che cambiò per sempre le coscienze del nostro Paese verso quel fenomeno di criminalità organizzata, meglio conosciuto con il termine mafia.

Angiolo Pellegrini, l’uomo di Falcone

Palermo, gennaio 1981, il capitano Angiolo Pellegrini assume il comando della sezione Anticrimine dell’Arma dei Carabinieri, la mafia tiene la Sicilia sotto scacco.

Unica speranza, un giudice che con alcuni colleghi ha fatto della lotta alle cosche la sua missione: Giovanni Falcone. Ha bisogno però di uomini fidati che portino avanti le indagini.

E Pellegrini non si tira indietro: mette insieme una squadra di fedelissimi e va a infilare il naso dove nessuno ha mai osato, guadagnandosi l’amicizia e la stima del magistrato.

Angiolo Pellegrini, oggi Generale dell’Arma dei Carabinieri, è stato comandante della sezione antimafia di Palermo dal 1981 al 1985. Come uomo di fiducia del Pool, ha portato a compimento le più importanti indagini nei confronti di Cosa Nostra. E’ stato insignito del Premio Borsellino nel 2018. Da allora è uno degli amici più stretti del Premio girando le scuole con la sua testimonianza di uomo dello Stato.

Don Aniello, una voce per il Premio

Don Aniello Manganiello per sedici anni è stato la voce di Scampia.

Negli anni più duri, negli anni delle stese e della mattanza tra bande camorriste è stato lì per sottrarre manovalanza alla piazza di spaccio più grande d’Europa. Usando talvolta anche comportamenti duri per combattere la malavita, ad esempio si è rifiutato di dare la comunione ai camorristi, segnando così la differenza tra religione vera e superstizione propria di certi boss. A tanti di loro, però, Don Aniello ha donato una seconda possibilità.

L’eco della sua missione risuona tuttora per le strade di un quartiere che, oggi, è riuscito a riappropriarsi della sua dignità e della sua bellezza. Tra le ‘vele’ di Scampia infatti soffia un vento di libertà grazie anche alle associazioni che sul territorio fanno rete con le Istituzioni, e, quindi, con la parte sana della città, continuando a portare avanti un grande braccio di ferro con la camorra. Dal 2010 è Garante del Premio Nazionale Paolo Borsellino.

Il Nobel Rossano Ercolini al Premio Nazionale Paolo Borsellino

Il Nobel Rossano Ercolini al Premio Nazionale Paolo Borsellino.
Ha un’agenda fitta di impegni Rossano Ercolini, maestro elementare toscano di Capannori (Lucca), vincitore del Goldman Environmental Prize 2013, considerato il premio Nobel per l’ambiente, che non veniva assegnato a un italiano dal 1998.

Già due volte nostro ospite, il 19 ottobre Rossano Ercolini incontrerà gli studenti e presenterà il suo nuovo libro al Premio Nazionale Paolo Borsellino.

La Fondazione Goldman ha voluto premiare Rossano Ercolini, poiché, come si legge nella motivazione del premio “quando sentì parlare dei progetti di edificazione dell’inceneritore nel suo comune, ritenne di avere la responsabilità, come educatore, di proteggere il benessere degli studenti e di informare la comunità in merito ai rischi dell’inceneritore e alle soluzioni per la gestione sostenibile dei rifiuti domestici del paese”.

Ercolini ha dedicato gran parte della vita e della sua energia alla ricerca di alternative possibili all’attuale sistema di gestione e smaltimento dei rifiuti e oggi è presidente dell’associazione Zero Waste Europe, per la diffusione della strategia Rifiuti Zero, a cui oggi aderiscono 125 Comuni, tra cui anche Capannori.

Federico Cafiero De Raho e il Premio Nazionale Paolo Borsellino

Federico Cafiero De Raho attuale Procuratore della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo. Dal gennaio 2018 è Garante del Premio Nazionale Paolo Borsellino.

Napoletano, appassionato di calcio e buona ala destra nella nazionale magistrati, ha condotto numerosi processi ed indagini giudiziarie contro la camorra, in particolare contro il clan dei casalesi facendo catturare numerosi latitanti e coordinando un pool di magistrati che ha indagato sulle cosche del casertano; negli anni 1990 e 2000 ha fatto parte del pool che ha coordinato le indagini contro il clan camorristico dei casalesi, attività investigativa che poi è sfociata nel famoso Processo Spartacus dove De Raho ha rappresentato la pubblica accusa facendo condannare centinaia di camorristi.
Ritenuto dagli addetti ai lavori equivalente per importanza al primo maxiprocesso a Cosa Nostra.

Ha indagato anche su Cosa Nostra, in particolare sul cassiere della mafia Pippo Calò in relazione all’omicidio del fratello del giudice Imposimato, e sui legami delle cosche con la ‘ndrangheta.

Dal 2006 al 13 marzo 2013 è stato Procuratore aggiunto di Napoli. Il 13 marzo 2013 il plenum del CSM lo nomina, con 12 voti a favore, nuovo procuratore della Repubblica di Reggio Calabria dove ha dato impulso alla cattura di latitanti di’ ndrangheta, alcuni dei quali erano ricercati da circa 20 anni, e all’aggressione al patrimonio delle ‘ndrine. Sotto la sua gestione, nel 2015 sono stati acquisiti 13 collaboratori di giustizia e 2 testimoni, un dato significativo in un territorio governato dall’omertà…

Cafiero De Raho si è occupato pure di terrorismo interno (agli esordi della sua carriera a Milano seguì le indagini successive all’omicidio Alessandrini) è l’esclusivo titolare delle indagini sul terrorismo internazionale.

“Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene»

“Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene”
Paolo Borsellino.
Di Cosa Nostra, della camorra e di criminalità organizzata in generale ne parlano in tanti per fortuna. Poi c’è chi ne parla, perché la mafia l’ha denunciata, precisamente la camorra dei clan Russo di Nola, i Mallardo di Giugliano, gli Scissionisti di Secondigliano e gli altri clan padroni dell’area nord della città di Napoli.

Colui che ne parla e ha denunciato è Luigi Leonardi, un imprenditore nato a Napoli nel 1974, vittima di numerose estorsioni, tutte denunciate, ed è per questo motivo che ha perso due fabbriche di impianti di illuminazione, i punti vendita e la sua casa. Nel corso degli anni ha subito diverse minacce da parte di esponenti dei clan che ha fatto condannare con due maxi processi rispettivamente ai tribunali di Napoli e di Nola.

Quella di Luigi non è una semplice vicenda di cronaca giudiziaria ma è una storia che riguarda l’imprenditoria nel Mezzogiorno, i rapporti tra le vittime di mafia e le istituzioni democratiche e la voglia di riscatto personale dopo che la camorra e un estenuante iter giudiziario ti hanno tolto tutto, anche gli affetti. Fa nomi e cognomi di assassini spietati Luigi Leonardi. Da quando ebbe la forza di denunciare, Luigi quella forza non l’ha mai persa nonostante le minacce e lo sfiancante labirinto giudiziario da cui non è ancora uscito. Ogni volta che parla, chiamando per nome i suoi aguzzini e come se mantenesse viva la fiamma di quel coraggio della prima denuncia.

Luigi è anche testimonial Scuola Zoo per sensibilizzare i giovani alla legalità contro la camorra. Luigi sarà al Premio Nazionale Paolo Borsellino, per presentare il suo libro e incontrare gli studenti, dal 23 al 26 ottobre.

Leonardo Guarnotta e il Premio Nazionale Paolo Borsellino

Leonardo Guarnotta e il Premio Nazionale Paolo Borsellino

Mentre parla agli studenti dell’Università di Teramo socchiude un attimo gli occhi e rivive il ricordo di quel 23 maggio 1992. La voce comincia a tremare. Impossibile da fermare quel nodo alla gola sale su fino a impedirgli di poter proferire parola. Con una mano si copre gli occhi ormai bagnati. Passa qualche secondo interminabile in assoluto silenzio. Tutto il dolore sopito negli anni riaffiora dal suo essere. Poi si riprende, mentre una lacrima sottile continua a scendergli sulla guancia.

“Sono ricordi nello stesso tempo vividi e certe volte molto sfumati  perché la mente rifiuta… Rifiuta che siano accaduti… non che li abbia rimossi, rifiuta che possano essere accaduti…”. «Quel 23 maggio – continua  – “io rividi Giovanni disteso sul marmo… era intatto, aveva soltanto una piccola ferita sul volto, sembrava che dormisse…Sa cosa provai in quel momento? Pensai a tutto il lavoro fatto assieme, alla vita vissuta insieme… e mi domandai perché?… Perché succedono queste cose?… Perché non si può lavorare in pace in questa terra per cercare il bene della nostra società, dei nostri giovani?…».

A parlare è Leonardo Guarnotta, membro del Pool Antimafia coordinato dal giudice Antonino Caponnetto che divideva la stanza del “bunker” del tribunale di Palermo con Falcone. E’ il magistrato che, con Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Giuseppe Di Lello ha istruito il Maxiprocesso di Palermo approfondendo gli aspetti finanziari della criminalità mafiosa.

A 80 anni, sarà nuovamente al Premio Borsellino dal 23 al 26 ottobre per incontrare gli studenti abruzzesi.

La Rai focalizza la sua attenzione sul Premio Nazionale Paolo Borsellino

Tanto entusiasmo, sorrisi, massima disponibilità e attenzione. Alla luce della storia, della costanza e della qualità delle proposte, e viste le tante iniziative coronate da successo in questo 2019 – Quarto Savona 15, serata del 18 maggio, celebrazione del 23 maggio, realizzazione del monumento a Falcone e Borsellino – una rappresentanza di Premio Borsellino è stata ricevuta dal Presidente della Rai Marcello Foa, e da un suo gruppo di consiglieri.

La delegazione del Premio guidata dal Presidente del Premio, il vice capo vicario della Polizia Luigi Savina, con il Procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho, il giornalista massmediologo Klaus Davi oggi in Mediaset ma per 25 anni giornalista Rai – che ha organizzato l’incontro – , Gabriella Sperandio Presidente della associazione “Falcone e Borsellino” che organizza il Premio, e Leo Nodari che ne è stato uno dei fondatori nel 1992, è stata ricevuta in una lunga e piacevole riunione negli uffici Rai, dove sono stati mossi i primi passi per una sempre maggiore valorizzazione delle iniziative del Premio e la promozione dello stesso. Ora sarà il giornalista Klaus Davi, garante del Premio, a portare ora avanti l’iniziativa con la Rai per raggiungere questi scopi: prima della giornata conclusiva della rassegna, e delle cerimonia delle premiazioni, che si svolgerà nel Teatro massimo di Pescara sabato 26 ottobre, la Rai accoglierà 4/5 testimonianze di impegno civile, delle storie simboliche degli amici del Premio, nelle sue trasmissioni “Uno mattina” e “La vita in diretta”.

Certamente ci saranno il sacerdote guanelliano di Scampia, e garante del Premio, Don Aniello Manganiello, il testimone di giustizia napoletano Luigi Leonardi, e Tina Montinaro, moglie del caposcorta di Falcone. Ma saranno proposte anche storie del nord Italia, come quella del giornalista Giovanni Tizian e altri, perché secondo il Presidente Foa “le nuove generazioni hanno bisogno di esempi positivi e noi in un percorso comune con la scuola e la famiglia, abbiamo il dovere di offrirglieli, perché illegalità e violazione delle regole hanno una sola conseguenza: chiudere le porte del futuro”; sollecitato soprattutto dall’appassionato intervento del procuratore della Dna Cafiero De Raho, il presidente della Rai si è impegnato a dare ampio spazio soprattutto alla mondo della scuola. Sarà dunque coinvolta la Dirigente del Miur Dott.ssa Giovanna Boda, per segnalare le storie più significative nel campo dell’educazione alla legalità e dell’impegno civile. Segnalato dal prefetto Luigi Savina, che ha partecipato alla inaugurazione con Maria Falcone, certamente una storia da raccontare a “Uno mattina” sarà quella del monumento “Il sorriso: omaggio a Falcone e Borsellino” realizzato da una scuola periferica come il Liceo “Grue” di Castelli , che è stato premiato Sabato scorso al palazzo dei congressi di Rimini quale miglior progetto educativo, nelle persone della dirigente Eleonora Magno e dello scultore e docente Valentino Giampaoli. Il monumento, ora donato al Premio Borsellino, è stato già esposto nella arena del mare di Vasto, e il 19/21 luglio sarà davanti al Municipio di Palermo accolto dal Sindaco Orlando per ricordare Via D’Amelio. E’ già stato concordato con il cerimoniale della Presidenza che il 16 settembre sarà a L’Aquila per la visita del Presidente Mattarella, in occasione dell’apertura dell’anno scolastico. “Il sorriso” che ha riscosso un successo travolgente, è stato già stato richiesto da più di 30 scuole per iniziative legate alle figure di Falcone e Borsellino. Obiettivo è quello di esporlo nei giardini del Quirinale a ottobre, nei giorni di apertura al pubblico, per richiamare le iniziative concomitanti del Premio in Abruzzo. Infine il giornalista Klaus Davi ed un giornalista della Rai delegato dal Presidente, incontreranno entro settembre il Ministro ai beni culturali Bonisoli e il Ministro all’istruzione Bussetti , al fine di sottoscrivere un protocollo tra le parti, che coinvolga anche la D.n.a. e il C.s.m. , per rendere più stabile la collaborazione , e come ha detto il Presidente Foa, “E’ importante che le giovani generazioni comprendano che vivere nella legalità vuol dire usare gli strumenti di giustizia e di trasparenza dei quali disponiamo per guardare con fiducia al futuro”.

Articolo dal sito di certastampa.it