La memoria come valore, arriva a Montesilvano la Quarto Savona 15

Montesilvano – 11 maggio – 2019

Portare per la prima volta la Teca da Palermo a Montesilvano ha  l’obiettivo di raccontare la storia di chi viaggiava su quell’auto, i ragazzi della “Quarto Savona 15” (nome in codice della scorta). Un racconto attraverso una serie di dettagli che fanno storia e che costituiscono memoria. La storia di un viaggio, quello della croma blindata è la storia di un percorso che non finisce sotto il tritolo del 23/05/1992 ma che continua ancora e che permette a quell’auto di percorrere ulteriori chilometri.

Alcuni momenti di Cristian Palmieri

In un prato gremito di giovani ragazzi degli Istituti Superiori, Montesilvano onora la memoria, attraverso il simbolo di uno degli eventi più terribili della storia d’Italia

Montesilvano, 11 maggio 2019

In un prato gremito di giovani ragazzi degli istituti superiori, Montesilvano onora la memoria, attraverso il simbolo di uno degli eventi più terribili della storia d’Italia, la Quarto Savona 15.

Alla presenza delle le più alte cariche dello Stato come il generale dei Carabinieri della finanza il procuratore generale Mennini, il sindaco Francesco Maragno, la Polizia di Stato nella persona del Questore, Francesco Misiti, e di tutti suoi collaboratori, di Tina Montinaro moglie del capo scorta Antonio Montinaro, tutti uniti in un grido di speranza verso la lotta al potere malavitoso.

 

 

Pescara onora la Memoria, una piazza gremita di studenti ha accolto la “Quarto Savona 15”

Pescara – 10 maggio – Piazza Salotto
“Quarto Savona 15”, l’auto di scorta di Giovanni Falcone che esplose a Capaci e dove morirono i poliziotti Montinaro, Dicillo, Schifani fa tappa a Pescara. Un viaggio fatto di memoria per non dimenticare e permettere ai cittadini e soprattutto agli studenti di rendere omaggio a tutti gli uomini uccisi dalla mafia.

Alcuni momenti di Cristian Palmieri

Pescara scende in Piazza per onorare la “Quarto Savona 15”

Pescara – 10 maggio – Piazza Salotto
“Quarto Savona 15”, l’auto di scorta di Giovanni Falcone che esplose a Capaci e dove morirono i poliziotti Montinaro, Dicillo, Schifani fa tappa a Pescara. Un viaggio fatto di memoria per non dimenticare e permettere ai cittadini e soprattutto agli studenti di rendere omaggio a tutti gli uomini uccisi dalla mafia.

Alcuni momenti di Cristian Palmieri

 

Teramo onora la “Quarto Savona 15”

Teramo – 09 maggio – Piazza Martiri
“Quarto Savona 15”, l’auto di scorta di Giovanni Falcone che esplose a Capaci e dove morirono i poliziotti Montinaro, Dicillo, Schifani a Teramo. Un viaggio fatto di memoria per non dimenticare e permettere ai cittadini e soprattutto agli studenti di rendere omaggio a tutti gli uomini uccisi dalla mafia.

Alcuni momenti di Cristian Palmieri

Quarto Savona 15, il “viaggio della memoria”, da capaci a Teramo

Teramo – 09 maggio – Piazza Martiri
“Quarto Savona 15”, l’auto di scorta di Giovanni Falcone che esplose a Capaci e dove morirono i poliziotti Montinaro, Dicillo, Schifani a Teramo. Un viaggio fatto di memoria per non dimenticare e permettere ai cittadini e soprattutto agli studenti di rendere omaggio a tutti gli uomini uccisi dalla mafia.

Alcuni momenti di Cristian Palmieri

A Pescara nella Libreria La Feltrinelli presentazione del libro “Il Padrino dell’antimafia” di Attilio Bolzoni

Sabato 04 maggio – Pescara – La Feltrinelli h 18

Intervengono
Attilio Bolzoni – Giornalista de La Repubblica e autore del Libro
Primo Di Nicola – Senatore

Il giornalismo d’inchiesta è nelle corde del giornalista de La Repubblica che, partito dalla Sicilia, ha raggiunto Roma per assistere allo scempio capitale. Dunque è quasi un ritorno a casa il focus professionale ma anche personale (è una storia anche di pedinamenti e di spionaggio) che circoscrive la parabola di Calogero Antonio Montante, mito dell’antimafia dell’isola, oscurato da una serie di reati che più che all’antimafia lo collocano in piena attività di servizio per la mafia. La finzione del politicamente corretto si riverbera in questa carriera all’ombra dei poteri forti, del riconoscimento pubblico di un padrinato illegale e/o criminale. Si documenta una storia molto siciliana, fatta di intrichi, di consorterie, di protezioni, all’ombra di uno Stato che fa della tua reputazione (falsa) un simbolo. Il reticolo era così stretto che Montante poteva vantarsi di tenere in pugno l’allora Governatore dell’isola Crocetta, detenendo un filmato sulle prodezze sessuali del politico, una bandiera anch’essa presto ammainata.

La Sicilia è anche questo: contraddizioni, schizofrenia, ricatti nell’anomalia generale di usi e costumi regionali, Assemblea Regionale compresa, con i suoi privilegi e i suoi bizantinismi. Bolzoni documenta il tradimento di Montante nell’indifferenza del potere romano e di altri simboli dell’antimafia, pronti a solidarizzare con lui nel momento cruciale dell’invio dei primi avvisi di garanzia. Un potere pronto a inabissarsi pur di conservare un minimo di credibilità. La verità è che a fronte di migliaia di volontari in assoluta buonafede c’è chi ha costruito carriere, vendendo slogan e retorica, annacquando la motivazione originaria del contrasto alle mafie, scaldando poltrone, scalando incarichi e prebende, guadagnando riconoscimenti pubblici, premi compresi. Dilettanti impudicamente sovrastati dai professionisti della protesta a pagamento. Montante era la suprema copertura di un sistema marcio e corrotto. Dunque la Sicilia è la metafora del sistema-Paese e di schizofrenie non superate, nonostante un reticolo legislativo che sembrerebbe a prova di corruzione, illustrando il consueto divario tra teoria e pratica. Nella ricostruzione dell’escalation di Montante c’è un vistoso pezzo di storia d’Italia.

Premio Borsellino: fare memoria

Sono tanti e tutti importanti gli appuntamenti del “Premio Nazionale Paolo Borsellino tutto l’anno” per il mese di Maggio.
Si parte sabato 4 maggio con tre appuntamenti della rassegna del Premio “incontri con l’Autore”: presentazione del libro “Rifiuti Zero” con l’ambientalista e scrittore Rossano Ercolini, Premio Goldman Prize (Nobel per l’ambiente), anima del movimento Rifiuti Zero, Presidente di Zero Waste Europe.
Pescara – Auditorium Petruzzi – h 11 e Roseto degli Abruzzi – Libreria “La Cura” h 18.
Sempre alle 18 di sabato 4 maggio altro prestigioso appuntamento alla libreria Feltrinelli di Pescara con il giornalista di Repubblica, Attilio Bolzoni che presenterà il suo nuovo libro “Il Padrino dell’Antimafia” insieme al giornalista, oggi senatore, Primo Di Nicola.


Sarà la volta del ritorno della “Quarto Savona 15” al Premio Nazionale Paolo Borsellino. L’auto di scorta di Giovanni Falcone che esplose a Capaci e dove morirono i poliziotti Montinaro, Dicillo, Schifani. La Quarto Savona 15 rappresenta un monito perenne per non dimenticare la strage di Capaci e tutte le vittime innocenti delle mafie. Portando la teca da Palermo in Abruzzo si vuole raccontare agli studenti che aderiscono all’iniziativa, e a tutta la cittadinanza, la storia di Giovanni Falcone e dei ragazzi della «Quarto Savona 15» (questo il nome in codice della scorta), e permettere ai cittadini e soprattutto agli studenti di rendere omaggio a tutti gli uomini dello Stato uccisi dalla mafia.
La teca sarà esposta:
Giovedì 9 maggio a Teramo in Piazza Martiri
Venerdì 10 maggio a Pescara in Piazza Salotto
Sabato 11 maggio a Montesilvano in Pala Dean Martin
Domenica 12 maggio a Pescara in Piazza Salotto

“Abbiamo sentito il dovere di organizzare la tappa abruzzese di un viaggio che, grazie a Tina Montinaro e alla Polizia di Stato, percorre le città dell’Italia per affermare che la memoria di uomini straordinari che hanno perso la vita per la democrazia è viva solo se tutti insieme riusciamo a trasformarla in impegno quotidiano contro tutte le mafie”.

La memoria è ricordo e anche speranza, è la speranza che passa da un percorso di cultura e legalità realizzato da anni all’interno delle scuole e nei confronti di ragazzi che quel giorno non erano ancora nati.


Sabato 18 maggio alle ore 21,15 prestigioso appuntamento con la musica e la solidarietà: sul palco del Teatro Massimo di Pescara si esibiranno i 40 ragazzi speciali di “Magica Musica”, l’orchestra del Maestro Piero Lombardi che si è distinta per qualità arrivando al secondo posto della trasmissione televisiva Mediaset “Tu si que vales”.


Giovedì 23 maggio, giornata dell’impegno e del ricordo delle stragi di Capaci, sul tema “Gli uomini passano, le idee restano” due diversi momenti di ricordo:
– Roseto degli Abruzzi in Piazza della Repubblica h 10, con alcuni testimoni “Premio Nazionale Paolo Borsellino
– Pescara nell’Auditorium “Petruzzi” h 11 con le Autorità cittadine


Mercoledì 29 maggio ultimo appuntamento del mese ricco di fascino e significato. Alle ore 12 nell’Istituto Liceo Artistico di Castelli, Maria Falcone e Luigi Savina presiederanno la cerimonia d’inaugurazione del monumento “Il sorriso” in ricordo di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, voluto e realizzato dal maestro d’arte Valentino Giampaoli, che girerà l’Italia per ricordare i due magistrati.

I giovani verso la cultura della legalità

Montesilvano 12 Aprile – Pala Dean Martin
“I giovani verso la cultura della legalità”, la giornata conclusiva del percorso formativo rivolto agli studenti delle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado di Montesilvano.

Tantissimi giovani studenti di tutti gli Istituti scolastici di Montesilvano hanno riempito ieri il pur grande Pala Dean Martin di Montesilvano per ascoltare il giornalista Lirio Abbate, don Aniello Manganiello, il bravissimo Questore Francesco Misiti che ha voluto questa giornata proprio a Montesilvano come segnale forte del contrasto dello Stato alle incursioni sul territorio della malavita organizzata, e tanti altri testimoni nell’ambito del progetto “Giovani e legalità”. La giornata condotta dal docente Graziano Fabrizi, ha visto alternarsi testimonianze e progetti presentati dai ragazzi, dalle app ai disegni, dai disegni alle canzoni, oltre 40 progetti attraverso idee e messaggi sulla legalità.

Molto apprezzati e applauditi dai giovani gli interventi intensi e appassionati del Prefetto Gerardina Basilicata che ha ricordato la vicinanza di tutto lo Stato alle problematiche dei giovani, l’importanza delle regole e il ruolo della scuola, e del frizzante Presidente della Associazione Falcone e Borsellino, Gabriella Sperandio, che ha ricordato ai ragazzi come la parola legalità vada sempre accoppiata alla parola solidarietà per una realtà prossima e un mondo realmente più giusto. Da più parti sono giunte forti e chiare ai tantissimi presenti le parole di Paolo Borsellino, che sono poi la matrice fondante del Premio “La lotta alle mafie dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti, e soprattutto i giovani”, a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.”

Foto di Cristian Palmieri

Don Modesto “le vere vittime della camorra non si contano”

Le vere vittime della camorra, come quelle di tutte le mafie, non si contano.

Le statistiche prendono in considerazione solo i numeri dei morti e dei feriti nel corpo. Le ferite dell’animo, la paura, l’insicurezza per i propri cari, restano fuori dal conteggio, eppure sono le ferite più gravi per la città di Eduardo, quelle che sanguinano di più, quelle che avranno le peggiori conseguenze nel corso della vita.

Rimanere coinvolti in un agguato di camorra è lacerante per chiunque. Difficile anche da raccontare. Ti senti in trappola, prigioniero. Come paralizzato, non sai se è meglio scappare, correre a perdifiato, o rimanere immobile, aspettando che la follia omicida passi. Attimi interminabili, in cui il sangue affluisce al cervello alla velocità della luce, ti fa venire le vertigini, ti fa battere il cuore all’impazzata. Un solo pensiero avverti con chiarezza: il bambino, occorre mettere in salvo il bambino che stavi accompagnando a scuola.

Erano in due, a bordo di una moto, ieri mattina al rione San Giovanni. Giovani, agili, arroganti, sanguinari. Criminali. Avevano fretta di portare la missione a termine. L’effetto sorpresa è fondamentale. Il capo ha comandato di fare il lavoro in modo “pulito”. Guai se mancheranno il bersaglio, guai se a cadere sotto i colpi sarà l’ennesima persona innocente. Le vittime innocenti creano confusione, richiamano sul territorio giornalisti e forze dell’ordine. La gente perbene, le scuole, le parrocchie, si mobilitano, scendono in strada, chiedono più controlli, più telecamere, più attenzioni. Se a morire, invece, è il bersaglio designato, “ò malamente”, lo sconcerto dura qualche giorno e poi tutto torna come prima. Stavolta, i killer non hanno sbagliato mira. Quasi certamente si è trattato di un regolamento di conti, la solita guerra tra bande. Liti per la spartizione del territorio, delle piazze di spaccio. Insieme ai due però, c’era il figlio di Pasquale, un bambino di quattro anni appena. Stava andando a scuola, come i suoi coetanei. Felice di essere accompagnato dal babbo e dal nonno. Un bambino troppo piccolo per avere la forza di guardare negli occhi la ferocia umana. O, per meglio dire, disumana. Una ferocia che non si fa problema di sparare all’ingresso di una scuola, davanti al sagrato di una chiesa, tra mamme e scolaretti pazzi di terrore. Il nonno è morto, il babbo è ferito, lui, il bambino, è rimasto illeso, è scritto sulle carte. Purtroppo “illeso” non è.
Prima di uccidere il nonno, di ferire il papà, quei colpi di pistola gli hanno trapassato l’anima.

Una lacerazione che non rimarginerà facilmente.

Don Modesto è il giovane parroco di questa periferia napoletana. Nel mese di novembre, insieme ad altri confratelli, fu ricevuto in prefettura, dal ministro Matteo Salvini, in visita alla città di Napoli. Fu bello sapere che il ministro dell’Interno aveva ascoltato i parroci e aveva accolto le loro richieste. Di quell’incontro, poi, non si seppe più niente. Quelle richieste naturalmente sono rimaste inevase, come una richiesta fastidiosa e petulante, come i problemi che attanagliano queste periferie abbandonate a sé stesse nonostante la fatica generosa delle forze dell’ordine. Periferie povere e degradate dove le diverse bande della camorra e della malavita si danno appuntamento, si incontrano, si scontrano, si fanno guerra. Una guerra spietata tra uomini spietati ai quali non importa nemmeno la vita dei bambini.