“Giovanni Falcone lavorava con perfetta coscienza che la forza del male, la Mafia, lo avrebbe un giorno ucciso.
Francesca Morvillo stava accanto al suo uomo con perfetta coscienza che avrebbe condiviso la sua morte.
Gli uomini della scorta proteggevano Falcone con perfetta coscienza che sarebbero stati partecipi della sua sorte.
Non poteva ignorare, e non ignorava, Giovanni Falcone l’estremo pericolo che egli correva, perché troppe vite di suoi compagni di lavoro e di suoi amici sono state stroncate sullo stesso percorso che egli si imponeva.
Perché non è fuggito; perché ha accettato questa tremenda situazione; perché non si è turbato; perché è stato sempre pronto a rispondere a chiunque della speranza che era in lui? PER AMORE!
La sua vita è stata un atto d’amore verso questa sua città, verso questa terra che lo ha generato. Perché se l’amore è soprattutto ed essenzialmente dare, per lui, e per coloro che gli sono stati accanto in questa meravigliosa avventura, amore verso Palermo, ha avuto ed ha il significato di dare a questa terra qualcosa, tutto ciò che era ed è possibile dare delle nostre forze morali, intellettuali e professionali per rendere migliore questa città e la patria a cui essa appartiene.
Lavorare a Palermo, da magistrato, e con questo intento, fu sempre, fin dall’inizio, nei propositi di Giovanni Falcone anche durante le sue peregrinazioni professionali nell’est e nell’ovest della Sicilia. Qui era lo scopo della sua vita e qui si preparava ad arrivare per riuscire a cambiare qualcosa. Qui ci preparavamo ad arrivare e ci arrivammo dopo un lungo esilio provinciale proprio quando la forza mafiosa, a lungo trascurata e sottovalutata, esplodeva nella sua più terrificante potenza: morti ogni giorno, Basile, Costa, Chinnici, Dalla Chiesa e tanti altri.
E qui Falcone cominciò a lavorare in modo nuovo. E non solo nelle tecniche d’indagine. Ma perché consapevole che il lavoro dei magistrati e degli inquirenti doveva entrare nella stessa lunghezza d’onda del sentire di ognuno, di ogni cittadino. La lotta alla mafia (il primo problema morale da risolvere nella nostra terra, bellissima e disgraziata) non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale, che coinvolgesse tutti, specialmente le giovani generazioni, le più adatte, proprio perché meno appesantite dai condizionamenti e dai ragionamenti utilitaristici che fanno accettare la convivenza col male, le più adatte cioè, queste giovani generazioni, a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e, quindi, della complicità.
Ricordo la felicità di Falcone, e ti tutti quelli che lo affiancavamo, quando, in un breve periodo di entusiasmo conseguente ai dirompenti successi originati dalle dichiarazioni di Buscetta, egli mi disse: “La gente fa il tifo per noi”.
E con ciò non intendeva riferirsi soltanto al conforto che l’appoggio morale della popolazione dà al lavoro del giudice (questa affermazione l’ha fatta anche il giudice Di Pietro a Milano), significava di più, significava soprattutto che il nostro lavoro, il suo lavoro, stava anche smuovendo le coscienze, rompendo i sentimenti di accettazione della convivenza con la mafia, che costituiscono la vera forza della mafia.
Questa stagione del “tifo per noi” sembrò durare poco perché ben presto sopravvenne quasi il fastidio, l’insofferenza al prezzo che la lotta alla mafia, doveva essere pagato dalla cittadinanza.
Insofferenza alle scorte, insofferenza alle sirene, insofferenza alle indagini, insofferenza che finì per legittimare un garantismo di ritorno, che ha finito per legittimare a sua volta provvedimenti legislativi che hanno estremamente ostacolato la lotta alla mafia: il nuovo codice di procedura penale. Adesso hanno fornito un alibi, dolosamente spesso, colposamente ancor più spesso, di lotta alla mafia non ha voluto o non ha più voluto occuparsene.
In questa situazione Falcone andò via da Palermo. Non fuggì, ma cercò di ricreare altrove, le ottimale condizioni del suo lavoro.
Venne accusato di essersi troppo avvicinato al potere politico. Non è vero! Pochi di mesi di dipendenza al ministero non possono far dimenticare il suo lavoro di 10 anni.
Lavorò incessantemente per rientrare in magistratura. In condizioni ottimali. Per fare il magistrato, indipendente come sempre lo era stato.
Morì, è morto insieme a sua moglie e agli agenti della scorta e allora tutti si accorgono quali dimensioni ha questa perdita. Anche coloro che per averlo denigrato, ostacolato e talora odiato, hanno perso il diritto di parlare! Nessuno tuttavia, ha perso il diritto, anzi il dovere sacrosanto, di continuare questa lotta.
La morte di Falcone e la reazione popolare che ne è seguita dimostrano che le coscienze si sono svegliate e possono svegliarsi ancora. Molti cittadini, ed è la prima volta che avviene, collaborano con la giustizia.
Il potere politico trova il coraggio di ammettere i suoi sbagli e cerca di correggerli, almeno in parte, almeno con la modifica di alcune norme paralizzanti del codice di procedura penale. Occorre evitare che si ritorni di nuovo indietro: occorre dare un senso a questa morte di Falcone, a questa morte di sua moglie, a questa morte degli uomini della sua scorta.
Sono morti tutti per noi, e abbiamo un grosso debito verso di loro e questo debito dobbiamo pagarlo, gioiosamente, continuando la loro opera: facendo il nostro dovere, rispettando le leggi, anche quelle che ci impongono sacrifici. Rifiutando di trarre dal sistema mafioso anche i benefici che possiamo trarne (anche gli aiuti, le raccomandazioni, i posti di lavoro), collaborando con la giustizia, testimoniando i valori in cui crediamo, anche nelle aule di giustizia, accettando in pieno queste gravose e bellissime verità: dimostrando a noi stessi e al mondo che Falcone È VIVO!»
(Paolo Borsellino, discorso alla Veglia per Falcone, Palermo 20 giugno 1992)
Gallerie
AFFETTI COLLATERALI
PESCARA – 12 APRILE – ORE 18
LIBRERIA LA FELTRINELLI
L’Associazione Falcone e Borsellino nell’ambito delle iniziative per il Premio Nazionale Paolo Borsellino “tutto l’anno 2019” presenta il libro “Affetti Collaterali” di Eleonora Molisani. Un modo per comunicare il disagio giovanile e raccontare cosa provano e vivono gli adolescenti.
Una famiglia, la sua intensa quotidianità in una Milano metropolitana, l’incapacità di comunicare e andare insieme verso la stessa direzione. Un romanzo che, con un linguaggio crudo ma appassionato, narra l’incomunicabilità di coppia e quella tra genitori e figli, il disagio adolescenziale, la dipendenza dal web e i rapporti sentimentali virtuali. Con un finale inaspettato, quasi da giallo.
Intervengono
Eleonora Molisani – Autrice del libro
Leonardo Nodari – Giornalista
Giornata della legalità 2019
21 marzo – Alcuni momenti della giornata della legalità
Il Premio Nazionale Paolo Borsellino in collaborazione con l’Associazione Falcone e Borsellino e l’Associazione Società Civile, per la giornata contro tutte le mafie
Tantissimi gli incontri nelle scuole della provincia di Pescara e Teramo a favore di una cultura verso la legalità, al fine di sensibilizzare i giovani studenti ad accorgersi che il mondo, qualora lo volessimo, si reggerebbe intorno al concetto della legalità.
MAGICA MUSICA
Magica Musica
Il Premio Nazionale Paolo Borsellino “tutto l’anno 2019” ospiterà l’Orchestra MagicaMusica, un orchestra composta da 30 Ragazzi Speciali, diretta, in maniera magistrale, dal Direttore Piero Lombardi (Premio Borsellino 2018).
La finalità dell’iniziativa è di offrire a un momento di divertimento e, nel contempo, sensibilizzare i giovani e, non solo, tutta la società civile verso una maggiore inclusione sociale a tutela e salvaguardia del diritto all’eguaglianza, che può essere ottenuto attraverso vari mezzi, uno tra i tanti, la grande potenzialità della musica quale linguaggio universale.
GIORNATA DELLA LEGALITA’
21 marzo – Giornata della legalità
Il Premio Nazionale Paolo Borsellino in collaborazione con l’Associazione Falcone e Borsellino e l’Associazione Società Civile, per la giornata contro tutte le mafie indetta per il 21 marzo, presenta numerosi incontri nelle scuole della provincia di Pescara e Teramo a favore di una cultura verso la legalità, al fine di sensibilizzare i giovani studenti ad accorgersi che il mondo, qualora lo volessimo, si reggerebbe intorno al concetto della legalità.
Pescara – ore 11 – IPSSEOA DE CECCO
“L’importanza della Memoria nel contrasto delle Mafie”
Intervengono
Alessandra Di Pietro – Dirigente Scolastica
Andrea Di Giovanni – Sostituto Procuratore Pescara
Graziano Fabrizi – Docente – Premio Borsellino
Teresa Ascione – Dirigente Scolastica
Colonnella – ore 9.30 – Istituto Comprensivo Corropoli Colonnella Controguerra
CINEPLEX ARCOBALENO
ore 9.30 – Marcia della legalità, corteo in ricordo di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino
ore 9.30 – Incontro dibattito “Noi Contro le mafie”
Intervengono
Manuela Divisi – Dirigente scolastica
Alessandra Angelucci – Vice preside e Referente Legalità
Marilena Natale – Giornalista PiuEnne News e Premio Borsellino 2018
Angiolo Pellegrini – Generale dell’Arma dei Carabinieri, comandante della Sezione Antimafia di Palermo dal 1981 al 1985
Roseto degli Abruzzi – ore 11 – I.I.S. V. MORETTI
Intervengono
Sabrina Del Gaone – Dirigente Scolastica
Luca Maggitti – Giornalista e Scrittore – Autore del libro “Samarcanda”
VERITA’
“Chi è stato ? Chi ha coperto ? Chi si è girato ? Ci sono domande che non possono essere rimosse. Troppi depistaggi sulla morte di mio padre”. Fiammetta Borsellino, figlia di Paolo, l’eroico magistrato siciliano giudice ucciso nella strage di via D’Amelio, torna a chiedere la verità sull’assassinio di suo padre. “Sono passati 26 anni e ancora aspettiamo delle risposte da uomini delle istituzioni. Ci sono domande che non possono essere rimosse dall’indifferenza o da colpevoli disattenzioni”. A 26 anni da quella terribile strage nella quale, oltre al giudice Borsellino persero la vita gli agenti della sua scorta, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Claudio Traina e Vincenzo Fabio Li Muli, la ferita è ancora aperta.
Possiamo rendere omaggio alla figura di Borsellino e dei suoi ragazzi riportando le 13 domande poste da Fiammetta Borsellino nella lettera aperta pubblicata da Repubblica.
Finché non ci saranno le risposte non ci sarà giustizia. Ogni altra considerazione è superflua.
Eccole:
1. Perché le autorità locali e nazionali preposte alla sicurezza non misero in atto tutte le misure necessarie per proteggere mio padre, che dopo la morte di Falcone era diventato l’obiettivo numero uno di Cosa nostra?
2. Perché per una strage di così ampia portata fu prescelta una procura composta da magistrati che non avevano competenze in ambito di mafia?
3. Perché via D’Amelio, la scena della strage, non fu preservata consentendo così la sottrazione dell’agenda rossa di mio padre? E perché l’ex pm allora parlamentare Giuseppe Ayala, fra i primi a vedere la borsa, ha fornito versioni contraddittorie su quei momenti?
4. Perché i pm di Caltanissetta non ritennero mai di interrogare il procuratore capo di Palermo Pietro Giammanco, che non aveva informato mio padre della nota del Ros sul “tritolo arrivato in città” e gli aveva pure negato il coordinamento delle indagini su Palermo, cosa che concesse solo il giorno della strage, con una telefonata alle 7 del mattino?
5. Perché nei 57 giorni fra Capaci e via D’Amelio, i pm di Caltanissetta non convocarono mai mio padre, che aveva detto pubblicamente di avere cose importanti da riferire?
6. Cosa c’è ancora negli archivi del vecchio Sisde, il servizio segreto, sul falso pentito Scarantino (indicato dall’intelligence come vicino ad esponenti mafiosi) e sul suo suggeritore, l’ex capo della squadra mobile di Palermo Arnaldo La Barbera?
7. Perché i pm di Caltanissetta non depositarono nel primo processo il confronto fatto tre mesi prima fra il falso pentito Scarantino e i veri collaboratori di giustizia (Cancemi, Di Matteo e La Barbera) che lo smentivano? Il confronto fu depositato due anni più tardi, nel 1997, solo dopo una battaglia dei difensori degli imputati.
8. Perché i pm di Caltanissetta non fecero mai il confronto tra i falsi pentiti dell’inchiesta (Scarantino, Candura e Andriotta), dai cui interrogatori si evinceva un progressivo aggiustamento delle dichiarazioni, in modo da farle convergere verso l’unica versione?
9. Perché la pm Ilda Boccassini (che partecipò alle prime indagini, fra il giugno e l’ottobre 1994), firmataria insieme al pm Sajeva di due durissime lettere nelle quali prendeva le distanze dai colleghi che continuavano a credere a Scarantino, autorizzò la polizia a fare dieci colloqui investigativi con Scarantino dopo l’inizio della sua collaborazione con la giustizia?
10. Perché non fu mai fatto un verbale del sopralluogo della polizia con Scarantino nel garage dove diceva di aver rubato la 126 poi trasformata in autobomba? Perché i pm non ne fecero mai richiesta? E perché nessun magistrato ritenne di presenziare al sopralluogo?
11. Chi è davvero responsabile dei verbali con a margine delle annotazioni a penna consegnati dall’ispettore Mattei a Scarantino? Il poliziotto ha dichiarato che l’unico scopo era quello di aiutarlo a ripassare: com’è possibile che fino alla Cassazione i giudici abbiano ritenuto plausibile questa giustificazione?
12. Il 26 luglio 1995 Scarantino ritrattava le sue dichiarazioni con un’intervista a Studio Aperto. Prima ancora che l’intervista andasse in onda, i pm Palma e Petralia annunciavano già alle agenzie di stampa la ritrattazione della ritrattazione di Scarantino, anticipando il contenuto del verbale fatto quella sera col falso pentito. Come facevano a prevederlo?
13. Perché Scarantino non venne affidato al servizio centrale di protezione, ma al gruppo diretto da La Barbera, senza alcuna richiesta e autorizzazione da parte della magistratura competente?
L’AVVENIRE DEI DIRITTI DI LIBERTA’
Sabato 20 ottobre – ore 11
Roseto degli Abruzzi
I.I.S. Vincenzo Moretti
Presentazione del libro di Piero Calamandrei
“L’AVVENIRE DEI DIRITTI DI LIBERTA”
Intervengono
Sabrina Del Gaone – Dirigente Scolastica
Enzo Di Salvatore – Docente di Diritto Costituzionale UniTe
Tommaso Navarra – Avvocato
Luigi Guerrieri – Avvocato
LA MAFIA DOPO LE STRAGI
Venerdì – 19 ottobre – ore 10.30
Teramo – I.I.S. DI POPPA ROZZI
XXIII Edizione del Premio Nazionale Paolo Borsellino e l’I.I.S. DI POPPA ROZZI di Teramo insieme per il progetto “Educazione alla Legalità” 2018.
Presentazione del Libro
“LA MAFIA DOPO LE STRAGI”
Così è oggi e come è cambiata dal 1992
Intervengono
Caterina Provvisiero – Dirigente Scolastica
Attilio Bolzoni – Autore del libro – Giornalista de La Repubblica
IL DOVERE DELLA MEMORIA: IL MIO RICORDO DI PAOLO BORSELLINO
Giovedì 18 ottobre – ore 10
Cineplex di Colonnella
Incontro dibattito con i ragazzi
dell’Istituto Comprensivo Corropoli – Controguerra – Colonnella
“IL DOVERE DELLA MEMORIA: IL MIO RICORDO DI PAOLO BORSELLINO”
Intervengono
Manuela Divisi – Dirigente Scolastica
Luciano Costantini – Presidente Sez.ne Penale Tribunale Siena
Alessandra Angelucci – Vicaria e Referente area Legalità
Antonio D’Amore – Giornalista
ATTILIO BOLZONI A TERAMO
Teramo – Circolo Arci L’Officina
Giovedì – 18 Ottobre – Ore 21.30
Presentazione del Libro:
“GIORNALISTI IN TERRE DI MAFIA”
Quelli che scrivono e quelli che si voltano dall’altraparte
Intervengono
Attilio Bolzoni – Autore del libro – Giornalista de La Repubblica
Giorgio Giannella – Presidente Circolo Arci L’Officina













































