MAGICA MUSICA

Magica Musica

Il Premio Nazionale Paolo Borsellino “tutto l’anno 2019” ospiterà l’Orchestra MagicaMusica, un orchestra composta da 30 Ragazzi Speciali, diretta, in maniera magistrale, dal Direttore Piero Lombardi (Premio Borsellino 2018).

La finalità dell’iniziativa è di offrire a un momento di divertimento e, nel contempo, sensibilizzare i giovani e, non solo, tutta la società civile verso una maggiore inclusione sociale a tutela e salvaguardia del diritto all’eguaglianza, che può essere ottenuto attraverso vari mezzi, uno tra i tanti, la grande potenzialità della musica quale linguaggio universale.

GIORNATA DELLA LEGALITA’

21 marzo – Giornata della legalità

Il Premio Nazionale Paolo Borsellino in collaborazione con l’Associazione Falcone e Borsellino e l’Associazione Società Civile, per la giornata contro tutte le mafie indetta per il 21 marzo, presenta numerosi incontri nelle scuole della provincia di Pescara e Teramo a favore di una cultura verso la legalità, al fine di sensibilizzare i giovani studenti ad accorgersi che il mondo, qualora lo volessimo, si reggerebbe intorno al concetto della legalità.

Pescara – ore 11 – IPSSEOA DE CECCO
“L’importanza della Memoria nel contrasto delle Mafie”
Intervengono
Alessandra Di Pietro – Dirigente Scolastica
Andrea Di Giovanni – Sostituto Procuratore Pescara
Graziano Fabrizi – Docente – Premio Borsellino
Teresa Ascione – Dirigente Scolastica

Colonnella – ore 9.30 – Istituto Comprensivo Corropoli Colonnella Controguerra
CINEPLEX ARCOBALENO
ore 9.30 – Marcia della legalità, corteo in ricordo di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino
ore 9.30 – Incontro dibattito “Noi Contro le mafie”
Intervengono
Manuela Divisi – Dirigente scolastica
Alessandra Angelucci – Vice preside e Referente Legalità
Marilena Natale – Giornalista PiuEnne News e Premio Borsellino 2018
Angiolo Pellegrini – Generale dell’Arma dei Carabinieri, comandante della Sezione Antimafia di Palermo dal 1981 al 1985

Roseto degli Abruzzi – ore 11 – I.I.S. V. MORETTI
Intervengono
Sabrina Del Gaone – Dirigente Scolastica
Luca Maggitti – Giornalista e Scrittore – Autore del libro “Samarcanda”

Giornata della legalità

Giornata della legalità

Il Premio nazionale Paolo Borsellino nasce all’indomani delle stragi di Capaci e via D’Amelio. Sin dall’inizio, in questi ventisette anni di impegno civile abbiamo puntato sulla dimensione educativa. Perché la partita contro le mafie, del resto, si gioca in gran parte lì.

Se fossimo cittadini focalizzati in quello che stiamo facendo, le mafie sarebbero scomparse da tempo.

Ma la Costituzione non è riducibile al concetto di legalità, pur essendo la nostra legge fondamentale. Essa parla di diritti, ma non manca di sottolineare che è nostra responsabilità realizzarli e difenderli. La responsabilità viene prima della legalità.

L’impegno educativo della nostra associazione in questi ventisette anni – nelle scuole primarie e secondarie, nelle università – va e continuerà a farlo verso una nuova cultura che è quella del perché occorre sensibilizzare alla legalità quanto dovrebbe essere l’ordinario vivere quotidiano. 

A un giovane non basta sapere che le cose esistono, vuole anche sapere perché esistono!

Il nostro contenitore sociale è il presupposto del vivere nella legalità laddove è possibile.
Ma, cosa manca? Parlare di «Cultura della legalità» oggi non significa parlare solo di lotta alla Mafia, ma di una rinnovata alleanza tra istituzioni e società civile unite nella costruzione del bene comune. Un bene comune messo il più delle volte sotto assedio dalla disuguaglianza sociale, dalla corruzione imperante, da una politica spesso incapace di dare risposte efficaci ai problemi odierni della comunità. Cultura significa cittadini attenti alle loro azioni, positivamente inquieti. consapevoli che la vita non si riduce alla fame di possesso, di apparenza, di “successo”.

Cultura è cittadini affamati delle loro passioni, affamati del bene comune, di opportunità equamente distribuite. In altre parole, è impegno per affermare la dignità e la libertà dell’essere umano, a ogni livello e latitudine. Un Paese che non investe o non investe più sulla cultura, smette in quel momento di essere un Paese libero.

Per vincere la mafia occorre partire dal quotidiano, sradicare la mentalità di cui è portatrice e che si avvale di complicità a vari livelli come di tanta indifferenza, irresponsabilità, menefreghismo. È quel  risveglio delle coscienze che, nei nostri limiti, abbiamo sempre cercato di alimentare.
Nel ringraziare chi è qui con noi oggi e chi vorrà essere con noi quest’anno fino al 9 maggio mi piace concludere questo mio intervento con la frase di Paolo Borsellino che è la base fondante del nostro impegno e la ragione per cui operiamo
“La lotta alle mafia non può essere limitarsi solo all’impegno repressivo, un pur doveroso. Ma dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti , e soprattutto i giovani, a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.

XXIII Cerimonia di Premiazione

Pescara – 27 ottobre – 2018
Cerimonia di Premiazione della 23^ Edizione del Premio Nazionale Paolo Borsellino
“Se ognuno fa qualcosa, allora si può fare molto”

Foto: Cristian Palmieri

 

VERITA’

“Chi è stato ? Chi ha coperto ? Chi si è girato ? Ci sono domande che non possono essere rimosse. Troppi depistaggi sulla morte di mio padre”. Fiammetta Borsellino, figlia di Paolo, l’eroico magistrato siciliano giudice ucciso nella strage di via D’Amelio, torna a chiedere la verità sull’assassinio di suo padre. “Sono passati 26 anni e ancora aspettiamo delle risposte da uomini delle istituzioni. Ci sono domande che non possono essere rimosse dall’indifferenza o da colpevoli disattenzioni”. A 26 anni da quella terribile strage nella quale, oltre al giudice Borsellino persero la vita gli agenti della sua scorta, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Claudio Traina e Vincenzo Fabio Li Muli, la ferita è ancora aperta.
Possiamo rendere omaggio alla figura di Borsellino e dei suoi ragazzi riportando le 13 domande poste da Fiammetta Borsellino nella lettera aperta pubblicata da Repubblica.
Finché non ci saranno le risposte non ci sarà giustizia. Ogni altra considerazione è superflua.
Eccole:
1. Perché le autorità locali e nazionali preposte alla sicurezza non misero in atto tutte le misure necessarie per proteggere mio padre, che dopo la morte di Falcone era diventato l’obiettivo numero uno di Cosa nostra?

2. Perché per una strage di così ampia portata fu prescelta una procura composta da magistrati che non avevano competenze in ambito di mafia?

3. Perché via D’Amelio, la scena della strage, non fu preservata consentendo così la sottrazione dell’agenda rossa di mio padre? E perché l’ex pm allora parlamentare Giuseppe Ayala, fra i primi a vedere la borsa, ha fornito versioni contraddittorie su quei momenti?

4. Perché i pm di Caltanissetta non ritennero mai di interrogare il procuratore capo di Palermo Pietro Giammanco, che non aveva informato mio padre della nota del Ros sul “tritolo arrivato in città” e gli aveva pure negato il coordinamento delle indagini su Palermo, cosa che concesse solo il giorno della strage, con una telefonata alle 7 del mattino?

5. Perché nei 57 giorni fra Capaci e via D’Amelio, i pm di Caltanissetta non convocarono mai mio padre, che aveva detto pubblicamente di avere cose importanti da riferire?

6. Cosa c’è ancora negli archivi del vecchio Sisde, il servizio segreto, sul falso pentito Scarantino (indicato dall’intelligence come vicino ad esponenti mafiosi) e sul suo suggeritore, l’ex capo della squadra mobile di Palermo Arnaldo La Barbera?

7. Perché i pm di Caltanissetta non depositarono nel primo processo il confronto fatto tre mesi prima fra il falso pentito Scarantino e i veri collaboratori di giustizia (Cancemi, Di Matteo e La Barbera) che lo smentivano? Il confronto fu depositato due anni più tardi, nel 1997, solo dopo una battaglia dei difensori degli imputati.

8. Perché i pm di Caltanissetta non fecero mai il confronto tra i falsi pentiti dell’inchiesta (Scarantino, Candura e Andriotta), dai cui interrogatori si evinceva un progressivo aggiustamento delle dichiarazioni, in modo da farle convergere verso l’unica versione?

9. Perché la pm Ilda Boccassini (che partecipò alle prime indagini, fra il giugno e l’ottobre 1994), firmataria insieme al pm Sajeva di due durissime lettere nelle quali prendeva le distanze dai colleghi che continuavano a credere a Scarantino, autorizzò la polizia a fare dieci colloqui investigativi con Scarantino dopo l’inizio della sua collaborazione con la giustizia?

10. Perché non fu mai fatto un verbale del sopralluogo della polizia con Scarantino nel garage dove diceva di aver rubato la 126 poi trasformata in autobomba? Perché i pm non ne fecero mai richiesta? E perché nessun magistrato ritenne di presenziare al sopralluogo?

11. Chi è davvero responsabile dei verbali con a margine delle annotazioni a penna consegnati dall’ispettore Mattei a Scarantino? Il poliziotto ha dichiarato che l’unico scopo era quello di aiutarlo a ripassare: com’è possibile che fino alla Cassazione i giudici abbiano ritenuto plausibile questa giustificazione?

12. Il 26 luglio 1995 Scarantino ritrattava le sue dichiarazioni con un’intervista a Studio Aperto. Prima ancora che l’intervista andasse in onda, i pm Palma e Petralia annunciavano già alle agenzie di stampa la ritrattazione della ritrattazione di Scarantino, anticipando il contenuto del verbale fatto quella sera col falso pentito. Come facevano a prevederlo?

13. Perché Scarantino non venne affidato al servizio centrale di protezione, ma al gruppo diretto da La Barbera, senza alcuna richiesta e autorizzazione da parte della magistratura competente?