Il ricordo di Rita Borsellino

Di Giulio Cavalli

Forse di questi tempi in cui l’antimafia è diventata orpello o campo di scontro politico non ci renderemo conto subito di quanto la sua morte sia una perdita grave e quanto ci mancherà il suo sguardo sul presente. In fondo, se ci pensate, l’antimafia di Rita è sempre stata così lontana dall’esibizionismo degli uomini forti e dalla feroce sete di vendetta che ultimamente qualcuno può avere pensato di averla messa fuori gioco.

Quando capitava di conoscerla colpiva la sua gentilezza. Una gentilezza ferma, una di quelle che riesce ad essere forte senza bisogno di perdere la misura, anzi talmente forte da non avere bisogno di strepiti, di insinuazioni, di provocazioni. Rita Borsellino è stata una sacerdotessa della verità, capace di riconoscerne le imitazioni, convinta di non accontentarsi delle risposte parziali. Ho conosciuto Rita Borsellino poco dopo essere finito sotto scorta, le minacce mafiose mi sembravano un incubo in cui ero incappato e da cui pensavo di non aver mai la forza di uscirne e lei, insieme ai ragazzi di Libera in Sicilia e alla grande famiglia di Addiopizzo, mi ha accolto come se mi avesse conosciuto da sempre, con la solidarietà di chi crede che superare i problemi (anche quelli degli altri) sia uno sforzo da portare avanti insieme.

L’umanizzazione di suo fratello Paolo e la sua difesa dal mito muto che ne avrebbero voluto fare troppi pezzi di istituzioni è stata una delle azioni più importati del movimento antimafia degli ultimi anni. Chi ha avuto la fortuna di ascoltarla ha avuto ben chiaro che via d’Amelio e l’Italia di quegli anni era molto di più di un semplice attentato mafioso e che la verità (così come l’antimafia in tutte le sue forme) sia un esercizio che richiede impegno, lavoro e serietà. La generazione di giovani che ha lavorato con lei è stata accompagnata alla consapevolezza civica che in questo Paese sembra terribilmente passata di moda, i suoi numerosissimi incontri hanno insegnato il dovere della curiosità: Rita Borsellino non parlava di giovani, per tutta la vita ha parlato ai giovani.

Solo perché è la sorella di Borsellino…” soffiavano velenosi i suoi detrattori e lei ne sorrideva: essere la sorella di Paolo era il suo orgoglio, farne memoria era la sua missione senza nascondimenti. «Il ricordo è qualcosa di cristallizzato nel tempo, fare memoria significa altro, vuol dire non ricordare un giorno all’anno portando una corona di fiori sul luogo dell’eccidio ma operare ogni giorno perché il passato non torni, perché a partire dai fatti del ’92-’93 si costruisca futuro e futuro libero» disse in un’intervista in occasione dell’ultimo 19 luglio, in via d’Amelio. E a me è sembrata una frase bellissima, un libretto delle istruzione per fare memoria in ogni campo, anche oltre all’antimafia.

Di Rita ci mancherà questo: la capacità di mantenere attuale Paolo Borsellino per 26 anni di fila, senza lasciare che si annacquasse uno solo dei valori di cui era stato portatore, senza bisogno di cadere mai nella retorica. Quando qualcuno le chiedeva un ricordo personale sul fratello lei rispondeva sempre «i miei ricordi sono talmente intimi che li tengo per me e li custodisco gelosamente». E noi, ora, ci permetteremo di essere gelosi di lei.

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