Pietro Folena apre la XXV Edizione del Premio

La XXV edizione del Premio Borsellino apre il 18 ottobre con la presentazione del nuovo libro di Pietro Folena:Servirsi del Popolo. Origini, sviluppo, caratteri del nuovo populismo”

La rassegna, che va avanti in “presenza” e in “Streaming” fino al 30 ottobre, si alterneranno come sempre numerose personalità.

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Dal magistrato del “Poll” Leonardo Guarnotta con il suo libro“I miei anni nel bunker” al giornalista Lirio Abbate con “U siccu”, dal generale Angiolo PellegriniNoi, gli uomini di Falcone” a Gianfranco Carofiglio con “La misura del tempo” e tanti altri.

La scelta di inserire, tra gli eventi della XXV Edizione del Premio, la presentazione del libro di Pietro Folena, è uno strumento di sensibilizzazione per denunciare il pericolo dei nuovi fascismi che sono alla porta del nostro Paese.

Il populismo è una pericolosa tentazione per i principali partiti politici in tutto il mondo, ma in Europa potrebbe diventare la causa di uno tsunami totalitario. La propaganda populista, come scorciatoia per conquistare il potere e mobilitare le masse, è stata ed è tuttora un fenomeno storico ciclico che mette in pericolo la vera essenza della democrazia e dei valori ad essa collegati, come i diritti umani individuali e la tolleranza. La sua natura pericolosa può essere constatata riesaminando gli anni 20, 30 e 40 del secolo scorso, quando la grande depressione economica, iniziata nel 1929, ha preparato il terreno per il Fascismo e il Nazismo.

Lo sappiamo noi e lo sapete voi, l’incertezza genera paura e la paura conduce all’odio, specie quando le emozioni e i timori delle persone vengono manipolati. Sulla scia della crisi economica, cominciata nel 2008, l’Europa potrebbe subire questo fenomeno ciclico in misura maggiore rispetto a quanto avvenuto ai tempi della passata grande depressione.

Con ricerche approfondite, utilizzando un approccio storiografico che non sacrifica la chiarezza e l’immediatezza della lettura e sfruttando la sua grande esperienza di dirigente politico, Pietro Folena, indica chiaramente quali sono le radici e le traiettorie del successo dei movimenti e dei partiti populisti e sovranisti, portatori di istanze con cui le culture politiche democratiche dovranno fare i conti se vogliono sopravvivere all’ondata che rischia di travolgerle.

“Officina Legalità” Individualità e Testimonianze

Premio nazionale Paolo Borsellino / Anno 2020
Progetto: “Officina Legalità” – Individualità e Testimonianze

Il Premio Nazionale Paolo Borsellino, per l’Anno 2020, a seguito delle misure restrittive durante il periodo del lockdown, ha ritenuto opportuno adottare un nuovo strumento per continuare il percorso di “Educazione alla Legalità” attraverso il progetto “Officina Legalità” – Individualità e Testimonianze. (I / II Edizione)

Perché?
Perché il momento di sensibile cambiamento in cui ci siamo ritrovati ci ha fatto “guardare” le cose da un altro punto di vista e continuare quell’azione di Educazione alla cittadinanza attiva che il Premio Nazionale Paolo Borsellino porta avanti da 25 anni.
Officina Legalità, è un Progetto Didattico Web, nato nella primavera dell’anno 2020, fatto di interviste alle tante Individualità, impegnate quotidianamente contro il tentacolare mondo delle mafie, che in questi anni ci hanno onorato della loro presenza diretta e che, anche per questo anno in un modo diverso, hanno scelto di essere ancora una volta vicini al Premio Borsellino.

Il Premio, giunto alla sua XXV Edizione, attraverso Officina Legalità ha favorito lo sviluppo di una nuova modalità di comunicazione a favore di tutti gli studenti impegnati nei percorsi di Cittadinanza e Costituzione, utili per lo svolgimento degli esami di maturità.

I Edizione Officina Legalità

37 INTERVISTE:
Leonardo Guarnotta: Magistrato membro del Pool antimafia di Caponnetto, Falcone e Borsellino, Luigi Savina: Prefetto Vice Capo della Polizia di Stato, Presidente Emerito del Premio Nazionale Paolo Borsellino, Nicola Morra: Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Vittorio Teresi: Procuratore Aggiunto di Palermo – collega dei Giudici Paolo Borsellino e Giovanni Falcone – Presidente del centro Studi “Paolo e Rita Borsellino”, Alessandra Dolci: Capo della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, Roberto Sparagna: Sostituto Procuratore alla DDA di Torino, Giacomo Ebner: Magistrato – Responsabile dei tavoli della legalità presso il Ministero dell’Istruzione, Tina Montinaro: moglie di Antonio Montinaro, Fabio Anselmo e Ilaria Cucchi, Floriana Bulfon: giornalista d’inchiesta de “L’Espresso” e “La Repubblica, passando per Giuseppe Baldassarre: scrittore e penna di “La Repubblica”, Claudio Cordova: fondatore e direttore del quotidiano online di Reggio Calabria “Il Dispaccio”, Sabrina Del Gaone: Dirigente Scolastica dell’I.I.S. V.Moretti, Alessandra Di Pietro: Dirigente Scolastica IPSSEOA De Cecco e tantissimi altri gli amici.

3 APPUNTAMENTI SPECIALI
• Il ricordo di Peppino Impastato con l’intervista esclusiva al fratello Giovanni
• Il ricordo del XXVIII Anniversario della Strage di Capaci
• Il ricordo del XXVIII Anniversario della Strage di Via D’Amelio

I NUMERI 370.000 visualizzazioni
(Sito Ufficiale http://www.premioborsellino.com e canali Social)

1200 MINUTI di Informazioni inedite e attuali che il Premio rende disponibile a Docenti e Studenti di tutte le scuole d’Italia attraverso il portale:
www.officinalegalità.it (area riservata)

Con questi presupposti, parte la II Edizione di Officina Legalità quale strumento didattico per l’Anno Scolastico 2020/2021 per la promozione della Cultura della Legalità.
Grazie al Miur e alle tante collaborazioni istituzionali che contribuiscono a sensibilizzare la società civile, il Premio Nazionale Paolo Borsellino vuole continuare ad ampliare l’offerta formativa per i prossimi anni scolastici, appunto, abbracciando anche la Rete.

In prospettiva del nuovo Anno Scolastico 2020/2021, il Premio mette a disposizione gratuitamente tutto il materiale del progetto “Officina Legalità”, costantemente aggiornato attraverso una piattaforma multimediale web streaming: www.officinalegalità.it (area riservata), con accesso consentito a tutto il personale didattico, a supporto del programma di Educazione Civica, reso obbligatorio.


Istruzione di accesso:
• CLICK:  www.officinalegalità.it 
- DATI ACCESSO
REGISTRAZIONE
• PIATTAFORMA MULTIMEDIALE
• Filtri di ricerca
• Riferimenti scolastici – Personalità

A disposizione dei docenti, tutti i video sono supportati da un’unità didattica da svolgere in CLASSE o in DAD


II Edizione Officina Legalità

40 INTERVISTE

3 APPUNTAMENTI SPECIALI
Il Ricordo del XLIII Anniversario di Peppino Impastato
Il Ricordo del XXIX Anniversario della Strage di Capaci
Il Ricordo del XXIX Anniversario della Strage di Via D’Amelio

I NUMERI
700.000 visualizzazioni (Sito Ufficiale http://www.premioborsellino.it, canali Social e Portale Dedicato: www.officinalegalità.it (area riservata)

XXV Edizione Premio Nazionale Paolo Borsellino

Dal 23 al 30 Ottobre 2020
Rassegna di incontri, presentazione di libri, proiezioni di film.
Secondo le modalità che ci saranno concesse per le restrizioni Covid-19

30 Ottobre 2020
CERIMONIA DI PREMIAZIONE
Teatro Circus di Pescara
Secondo le modalità che ci saranno concesse per le restrizioni Covid-19

“Vogliamo dedicare il nostro impegno ai tanti studenti che ci hanno dedicato parte del loro tempo e che mai, come questo momento, hanno avuto la forza di mettere a disposizione della collettività le loro più grandi risorse per il bene di tutta la società civile”.

CHI UCCISE IL PROCURATORE MARIO AMATO

Stessi esecutori, forse gli stessi mandanti. Il 23 Giugno 1980, il Magistrato Mario Amato viene assassinato dai NAR a soli 43 anni, mentre è in attesa dell’autobus che lo dovrebbe portare in Tribunale.

Indagava sui terroristi neri e aveva intuito l’intreccio occulto in cui maturò la strage di Bologna. Dava fastidio ai superiori e non fu protetto. Il 23 giugno di 40 anni fa i Nar gli spararono alla nuca e per l’Italia fu l’inizio dell’estate più tragica della storia repubblicana. Oggi all’Eur, nel punto in cui fu ucciso a Roma, il 23 giugno di quarant’anni fa, c’è una stele di pietra della Maiella intitolata Grido al cielo, scolpita dallo scultore Antonio Di Campli, raffigura il passaggio dalla vita terrena a quella spirituale.

Quella mattina alle otto il giudice Mario Amato salutò la moglie Giuliana e i figlioletti Sergio e Cristina e uscì d­i casa per prendere l’autobus in viale Jonio. Lo attendevano due terroristi della sigla neofascista Nar. Gilberto Cavallini gli sparò alla nuca, poi fuggì su una Honda guidata dall’allora minorenne Luigi Ciavardini.

Per l’Italia fu l’inizio dell’estate 1980, la più tragica della storia repubblicana, con la strage dell’aereo DC-9 nei cieli su Ustica (27 giugno), 81 morti, e la strage della stazione di Bologna (2 agosto), 85 morti, il più grave atto terroristico del dopoguerra. Per il giudice, fu la fine tragica di tre mesi di calvario: pressioni, avvertimenti, minacce, ad opera di quelle istituzioni che avrebbero dovuto proteggerlo e che invece lo abbandonarono. Il suo delitto è strettamente intrecciato alla strage di Bologna. Stessi esecutori, forse gli stessi mandanti. Una scia di sangue in un solo disegno eversivo e anti-democratico.

Il Procuratore Amato fu tradito da uomini dello Stato. Fu alto tradimento.

Sergio Amato, un uomo di 46 anni, fiero, con gli occhi appassionati identici a quelli del padre, non ama l’iconografia emotiva del delitto, come la foto della scarpa bucata sotto il lenzuolo che copriva il cadavere. Come in un passaggio di testimone, la ricerca del padre è diventata la sua. Cita a memoria gli atti giudiziari che riguardano l’omicidio del giudice: carte ingiallite, gli appunti a mano sull’agenda con la penna blu, rossa e verde, le relazioni battute a macchina, con le richieste di rinforzi che non arriveranno mai e una convinzione inflessibile. “Ritengo di dover tutelare non solo la mia dignità, ma anche quella della funzione che esercito”, disse al Consiglio superiore della magistratura dieci giorni prima di essere ucciso. Incaricato dalla Procura di Roma di indagare sulla destra eversiva e sui legami della stessa con la Banda della Magliana e la malavita camorrista, Amato venne lasciato solo dai suoi superiori nella sua difficile missione e soprattutto gli venne negata la protezione che gli avrebbe evitato il destino in cui incorse.

Chi uccise questo magistrato onesto, professionale, scrupoloso, coraggioso, un uomo molto lontano dai clamori e dalle luci della ribalta mediatica tipici del Tribunale di Roma. Amato stava andando al lavoro a piazzale Clodio con l’autobus, perché l’auto blindata, che aveva richiesto occupandosi di indagini “a rischio”, gli era stata negata con la burocratica giustificazione che gli autisti sarebbero stati disponibili soltanto a partire dalle 9 di mattina, mentre Amato era uso essere al lavoro al Tribunale già alle 8. Dopo il suo omicidio, al Tribunale furono assegnate trecento vetture blindate e il Procuratore Generale Giovanni De Matteo, che lo aveva lasciato di fatto solo nel suo lavoro d’indagine, fu inquisito dal Consiglio Superiore della Magistratura, che lo trasferì ad altro incarico presso la Corte di Cassazione. Amato ebbe incarico dal Procuratore Generale Giovanni de Matteo di riprendere le indagini avviate dal magistrato Vittorio Occorsio, che era stato ucciso mentre indagava sul gruppo di destra eversiva dei NAR e sul neofascista Pierluigi Concutelli (le indagini dimostrarono successivamente che fu proprio il Concutelli l’autore dell’omicidio Occorsio). Amato ebbe allora la promessa – mai mantenuta – di essere affiancato da un gruppo di colleghi. Ma ciò non avvenne mai.

Con Vittorio Occorsio, Mario Amato fu il primo magistrato a tentare una “lettura globale” del terrorismo. Attraverso i parziali successi delle indagini su singoli episodi terroristici disse davanti al Consiglio Superiore della Magistratura il 13 giugno 1980 – solo dieci giorni prima di essere ucciso : “sto arrivando alla visione di una verità d’assieme, coinvolgente responsabilità ben più gravi di quelle stesse degli esecutori materiali degli atti criminosi.” Amato riuscì a ricostruire le connessioni tra destra eversiva e Banda della Magliana e intuì i legami tra massoneria, sottobosco finanziario, economico e potere pubblico. Fu però lasciato solo a svolgere queste indagini, isolato dai suoi superiori e oggetto di continui attacchi da parte del collega giudice Antonio Alibrandi (padre del terrorista dei NAR Alessandro e fedelissimo di Giusva Fioravanti).

In una Procura della Repubblica che sarà poi chiamata spesso dalla stampa, riprendendo il titolo di un’opera di Georges Simenon, “Il porto delle nebbie”,  Amato era destinato ad entrare presto così nel mirino della destra eversiva e terroristica. Il terrorismo nero fu da lui perciò indagato nella più sconsolante solitudine e solo rimase fino alla mattinata del 23 giugno 1980 poche settimane prima della Strage di Bologna. Mentre attendeva un autobus alla fermata posta all’incrocio tra Viale Jonio e Via Monte Rocchetta, il sostituto procuratore fu raggiunto alle spalle da Gilberto Cavallini che gli esplose alla nuca un colpo di rivoltella fatale, per poi fuggire con una motocicletta che lo aspettava, alla cui guida era l’altro NAR Luigi Ciavardini.

 

Il ricordo degli studenti di Teramo per Giovanni Falcone

Che strano!

Giovanni Falcone, fu tradito dallo Stato, emarginato dalla magistratura, che, dopo il maxi-processo smontò il pool che aveva attaccato e colpito la mafia. Paolo Borsellino invece fu proprio ucciso per volontà di servizi  dello Stato. Oggi sono due eroi e  degli studenti teramani hanno chiesto di parlarne oggi alle 9,30. Sono contento.

Non mi stanco mai di parlare di  Falcone e Borsellino, anche se gli argomenti inevitabilmente si ripetono. E ogni volta mi emoziono nel raccontare ai i ragazzi la loro storia e a porgli la solita domanda che, per me, è la sintesi della storia, è la parte più intima e profonda del storia. Racconto loro come il magistrato fosse costretto a vivere blindato, scortato, per ragioni di sicurezza; a nuotare all’alba nel mare di Mandello per limitare i rischi di attentati; a rinunciare addirittura alla gioia della paternità per non lasciare figli orfani. Poi faccio la domanda: “Perché allora, in tutte le foto che abbiamo di Giovanni Falcone e del suo amico Paolo Borsellino, sorridono? Che cosa ci sarà da sorridere in una vita così sacrificata e rischiosa?.

A questo punto, dopo qualche secondo di silenzio, infilo nelle tasche dei ragazzi il sospetto: sorridono forse perché sono felici? Forse la felicità, quella vera, non c’entra con le cose da fare o da avere; forse la felicità vera arriva da un grande ideale che dà senso profondo a tutta la tua vita e che ti trasmette ogni mattina la gioia di una giornata nuova? Per Falcone e Borsellino quell’ideale era la legalità, la giustizia, la lotta generosa per liberare la Sicilia dalla mafia. Forse, per essere veramente felici, anche noi dovremmo trovare un ideale del genere. È il motivo per continuo ad offrire il mio piccolo contributo che vuol essere un invito a conoscere la vita di un grande uomo e insieme la speranza che il suo esempio insegni a tutti noi a lottare per i valori più alti, con coraggio e determinazione. Il 18 maggio 1939 nasceva Giovanni Falcone. Un magistrato italiano che aveva compreso che per capire e battere  la mafia è necessario avere il coraggio di guardarla in faccia. Che ha dedicato la sua vita alla lotta contro la mafia senza mai retrocedere di fronte ai gravi rischi a cui si esponeva con la sua innovativa attività investigativa, mosso da uno straordinario spirito di servizio verso lo Stato e le sue istituzioni.

Un magistrato che a messo a nudo il sistema della criminalità organizzata, illustrandone i meccanismi e le articolazioni di potere, il perverso sistema di valori, le modalità di reclutamento dei nuovi affiliati, le attività illecite, i canali di accumulazione e di riciclaggio del denaro, le strategie di intimidazione e i rapporti con la politica. Un uomo che ha offerto una vibrante dichiarazione di impegno, che intaccò per la prima volta il muro di omertà che proteggeva i boss di Cosa Nostra. Un italiano che, con determinazione e i principi che lo guidavano, con i  suoi sogni per un Paese più giusta , il suo impegno, le vittorie e le sconfitte, l’epilogo, ci ha fatto capire che la mafia va combattuta da subito, senza aspettare di diventare grandi. Generalmente si ricordano gli anniversari delle morti di personaggi famosi, eroi, di chi ha fatto la storia.

Vale anche per Giovanni Falcone, il magistrato eroe ucciso dalla mafia nella strage di Capaci. L’anniversario della sua morte sarà ricordato tra meno di una settimana, manca ormai poco. E’ una ricorrenza che si ripete ogni anno. In pochi però ricordano la data del compleanno di un uomo che ha sacrificato la sua vita per lo stato, per la lotta alla mafia, per l’amore della verità e della giustizia. Ebbene, oggi, 18 maggio, è l’anniversario della nascita di Giovanni Falcone. Il suo compleanno.

Lo scorso anno davanti all’auto dilaniata della sua scorta un magistrato mi ha detto che celebrare la nascita avrebbe potuto allontanarci dall’elaborazione della morte.Io invece credo che la sua morte sia stata celebrata, abbastanza, profondamente, da chi ha davvero conosciuto e amato Falcone quando era in vita e che, a volte, le celebrazioni servono da passerella e poco hanno a che fare con la sostanza.Celebrare la nascita, in questo caso, significa ricordarci che ogni giorno può nascere in noi la voglia di verità per ciò che è STATO, e per tutto ciò che vogliamo che sia; che celebrare la nascita di un uomo come Falcone possa farci riportare i piedi per terra, ad una responsabilità condivisa.La parola eroe è spesso fuorviante: porta l’eroe in alto e l’uomo comune in basso; porta una distanza fisica e una giustificazione a non fare, l’alibi perfetto. Se è vero che “La lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”, tutto il nostro impegno deve essere per escludere egocentrismi e per creare occasioni culturali, di reale solidarietà, di racconto della storia della Nazione e degli uomini che hanno fatto di tutto per aiutarla ad essere migliore. Sarebbero state 81 candeline sopra una torta. Mi piace immaginare che a quella festa di compleanno ci saremmo stati anche noi, tutti quanti. Forse un pò stretti attorno al tavolo ma tutti presenti, vicino a te a sorridere e ad abbracciarci. Anche noi avremmo voluto dirti che stavi facendo la cosa giusta, che il tuo lavoro e il tuo spirito di servizio sono un motore universale in grado di smuovere le coscienze. Ci credevamo e ci crediamo ancora. Ci crediamo da quel 1992. Le bombe non hanno distrutto il tuo ricordo indelebile, il tuo sorriso, la tua purezza d’animo e l’immensa ricchezza morale che ci hai lasciato in eredità.

Niente e nessuno ci è riuscito e ci riuscirà. La memoria storica è indelebile.  Mi piace immaginarti insieme al tuo amico fraterno Paolo Borsellino, mentre ammirate la vostra bellissima Palermo: oasi sconfinate e incolte prive di case, arse dal sole, che non trovano barriere e si abbandonano oltre l’imponente montagna che ombrosa si getta sul mare. Oppure mentre girate per il centro, ammirando i colori e i profumi di una città accogliente che abbraccia tradizione, musica e cultura. Mi piace immaginarvi così, sereni e felici, proprio perché anche voi avreste voluto assaporare quella normalità che vi è stata strappata ingiustamente da mani assassine. E da menti malvagie. Oggi l’autostrada di Capaci è più sventrata dalle bombe. Non ci sono più crateri, macchine in fiamme e sirene spiegate.

Oggi tutto è tornato apparentemente normale lungo le strade di Palermo. L’animo degli italiani, però,  è rimasto orfano di un senso di giustizia e di uno spirito di servizio che avrebbe potuto abbattere un male che ancora oggi attanaglia la società contemporanea con metodologie sempre diverse. “La mafia non è affatto invincibile; è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Piuttosto, bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave; e che si può vincere non pretendendo l’eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni” tu dicevi. Noi non abbiamo smesso di lottare e di crederci, Giovanni. Non lo faremo. Mai. Buon compleanno. Ovunque tu sia.Vogliamo ricordarti, perché questa data ha un sapore di vita e non di morte. E’ la data in cui un eroe, un grande servitore dello stato, è venuto alla luce. Non il giorno in cui l’hanno ammazzato, facendo finire tutto ma non le speranze di andare avanti e di proseguire la sua opera.

Giovanni Falcone è nato il 18 maggio 1939. Quando, presso lo svincolo di Capaci, il tritolo ha fatto saltare in aria la tua Croma bianca con a bordo la moglie Francesca Morvillo e l’autista, oltre all’auto con i tre agenti della scorta anch’essi uccisi, non ha cancellato il lavoro fatto per arrivare al maxiprocesso, alla cattura di Totò Riina, alla sconfitta dei Corleonesi. Uccidere Falcone non è servito a nulla, se non a renderlo ancora più grande, se possibile. La data della sua nascita, invece, ha fatto la storia d’Italia.Buon compleanno Giovanni Falcone. Non muore mai chi vive nel cuore di chi resta. “Gli uomini passano, le idee restano e continuano a camminare sulle gambe di altri uomini”.

Peppino Impastato, la “memoria” nella giornata del ricordo delle vittime del terrorismo e delle stragi

9 maggio 1978 : mistero, vita, morte si intrecciano drammaticamente con la storia più nera dell’Italia degli anni settanta, segnata dalle stragi e dal terrorismo: alle prime luci dell’alba di quell’orribile martedì 9 maggio, otto ore prima del ritrovamento del cadavere di Aldo Moro, il conducente del diretto Trapani-Palermo che sta per giungere alla stazione di Cinisi-Terrasini sente uno strano sussulto sotto il locomotore , e ferma il convoglio. Scende e si accorge che in quel tratto di ferrovia che attraversa la campagna, per circa un metro le rotaie sono divelte dalle traversine. Il treno ha rischiato di deragliare. Il macchinista chiama i carabinieri che, perlustrano la zona, notano sopra quei binari,  sparsi tutt’intorno fino a una distanza di trecento metri, minuti brandelli di un corpo umano. Qualcuno all’una e mezza di notte è saltato in aria per una bomba (cinque chili di tritolo, si scoprirà più tardi) ma nessuno, nelle vicinanze, ha sentito niente. I poveri resti vengono raccolti e portati via dagli investigatori dentro otto sacchetti di plastica. Ma delle chiavi, un portafogli, una agenda e una penna sono depositati su una pietra. Intatti. Poco più in la. Intatti. Sarà facile scoprire dopo poche che quell’agenda intatta e quel corpo dilaniato appartengono a Giuseppe Impastato detto Peppino, giornalista e conduttore di Radio Aut, emittente di Cinisi. Il paese in cui abita il boss di Cosa Nostra, don Tano Badalamenti, che dopo molti anni risulterà direttamente coinvolto nell’inchiesta giudiziaria, oltre che sul traffico di droga tra la Sicilia e l’America denominata “Pizza connection” .Peppino è un giovane di trent’anni che porta baffi, barba e capelli lunghi, un militante della sinistra, candidato alle elezioni comunali, un “ribelle” che il padre, mafioso, ha ripudiato. Volto shakespeariano e carattere donchisciottesco. Uno che ai microfoni della radio, nella sua trasmissione ‘Onda Pazza’, non va tanto per il sottile nei confronti dei potenti, denunciando con sferzante ironia gli sporchi affari dei mafiosi siciliani e dei politici locali, che ritiene collusi.  E’ bello, è significativo, che nella lista dei 10 personaggi storici proposti dal Ministero per le Politiche giovanili,per un approfondimento in vista degli esami di Stato, il suo nome sia stato scelto dal 26% dei giovani, secondo – anche se per poco – solo a Federico Fellini, di cui sembra si parlerà all’esame nei 100 anni della sua nascita. E’ significativo soprattutto perché, per molti anni, l’Italia neppure seppe della sua morte. Sono gli Anni di Piombo e l’Italia, sconvolta dalla violenza eversiva, ha paura: da 55 giorni il presidente della Dc è stato rapito dalle Brigate Rosse, il loro covo pare introvabile, si teme il peggio, si teme un colpo di Stato, e i cittadini, i vertici dello Stato, le forze dell’ordine hanno i nervi scoperti. Posti di blocco, pattugliamenti, perquisizioni domiciliari. C’è chi vede dappertutto i fantasmi con la stella a cinque punte. Il Tg 1 delle 13.30, parla di un fallito attentato o di un probabile suicidio. Ecco, il suicidio, la tesi che allora, sembrava la più plausibile, forse perché “tranquillizzava” e metteva d’accordo tutti. Tutti, tranne la coraggiosa mamma del defunto, Felicia Bartolotta, e il fratello Giovanni , certi sin dall’inizio che si trattasse invece di un omicidio di matrice mafiosa. Qualche breve articolo e poi, del “’caso Impastato” non si parlò più. L’assassinio dell’onorevole Moro e la cronaca delle indagini sull’affannosa ricerca dei suoi aguzzini, infatti, occuparono per diverse settimane ancora pagine e pagine di giornali e i notiziari Tv. Solo il quotidiano di Palermo “L’Ora” , però, dando credito all’ipotesi avanzata dai familiari di Peppino Impastato, invitano gli inquirenti a seguire la pista del delitto di mafia. Dopodiché su questa morte ancora avvolta dal mistero calò pesante il silenzio dei mass media. La figura dell’attivista riemerse con gran clamore anche grazie a un film del 2000 di Marco Tullio Giordana, “ICento Passi” che sollecitò di fatto una attenzione, che fece riaprire il caso e associare al delitto lo stampo mafioso.Benchè figlio di Luigi, un uomo legato alla cosca del paese, Peppino si batteva contro Cosa Nostra e ne denunciava i traffici dai microfoni della radio libera da lui fondata, con il fratello e un gruppo di amici. I boss, stanchi di vedere la loro autorità messa in ridicolo e il loro prestigio minacciato, ordinarono la morte di Impastato, che fu sequestrato, picchiato e poi lasciato tramortito sui binari ferroviari con addosso una bomba che esplose. Una volta riaccesi i riflettori,parti l’inchiesta giudiziaria e i processi, susseguitisi negli anni a venire, tra depistaggi, errori e omissioni investigative, dichiarazioni di pentiti, fino all’epilogo, consumatosi tra il marzo del 2001 e l’aprile del 2002, con le condanne definitive per i mandanti dell’omicidio: trent’anni all’esponente della cosca di Cinisi, Vito Palazzolo, e l’ergastolo per Gaetano Badalamenti, quel “Tano seduto, viso pallido esperto in lupara e traffico di eroina” che Peppino sberleffò più volte nei suoi interventi alla radio.Nell’edificio rurale, dove fu eseguita lacondanna a morte di Impastato, nei pressi dell’aeroporto “Falcone e Borsellino”, il fondatore di Radio Aut venne colpito alla testa, tramortito e probabilmente subito ucciso, prima di essere trasportato sui binari della ferrovia vicina per simulare un’esplosione Questo casolare è diventato un bene pubblico e accessibile alla fruizione di tutti. Su un pezzo di legno grezzo appeso al muro c’è scritto: “Peppino Impastato assassinato dalla mafia” . Peppino Impastato rappresenta un simbolo della Sicilia onesta che ha combattuto, e deve continuare a combattere la criminalità mafiosa e il malaffare. Una figura che per i giovanicostituisce un esempio di denuncia e di coraggio. Le sue scelte di coerenza, le sue denunce da una piccola radio, i suoi 100 passi di sfida davanti al Paese muto, il suo coraggio portato all’estremo, il mistero dei depistaggi in un quadro fosco di misteri che avvolgono l’Italia di quegli anni, evidentemente ancora affascinano, soprattutto  le giovani generazioni. E mi sembra proprio un bel segno.

Leo Nodari

Il Premio nazionale Paolo Borsellino presenta il libro di Ilaria Cucchi e Fabio Anselmo “Il Coraggio e l’Amore

Con le sue migliaia di parole il libro di Ilaria Cucchi e Fabio Anselmo, “Il Coraggio e l’Amore”,  può aiutarci a riflettere ancora più del film, ancora di più del già “sentito dire” o delle tante immagini che sono passate in tv.
Quello che Ilaria e Fabio vogliono fare, attraverso la narrazione della brutta vicenda di Stefano, è darci una mano ad Osservare, ad Approfondire cose viste, sentite, non lette a sua volta o seguite solo in maniera superficiale, facendoci scoprire verità nascoste, segreti o scandali emozionandoci, laddove per emozione si intende “emovere” un qualcosa che, ahimè, come in questo caso non è sempre positivo!

Il Premio nazionale Paolo Borsellino in collaborazione con l’I.I.S Vincenzo Moretti di Roseto degli Abruzzi e con l’Università degli Studi di Teramo vi invita agli incontri che si terranno il Giovedì 05 marzo.

Di seguito tutte le info:

 

Ore 10.45
Roseto degli Abruzzi – I.I.S. Vincenzo Moretti- h 10.45
Saluto
Sabrina Del Gaone – Dirigente Scolastico
Intervengono
Ilaria Cucchi – Autrice del Libro
Serena Suriani – Giornalista
Tommaso Navarra – Avvocato

 

Ore 16
Aula Tesi di Giurisprudenza – Università degli Studi di Teramo
Intervengono
Ilaria Cucchi – Autrice del Libro
Dino Mastrocola – Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Teramo
Tommaso Navarra – Avvocato
Emanuela Testa – Presidente Consiglio degli Studenti
Michele Raiola – Associazione Omertà
Federico Ionannoni Fiore – Associazione Omertà

 

Gli studenti dell’I.I.S. Moretti di Roseto degli Abruzzi e del Liceo Scientifico C. D’ascanio di Montesilvano, incontrano Giovanni Impastato, fratello di Peppino

In occasione del Progetto Educazione alla Legalità Anno della Legalità” e nell’ambito delle diverse iniziative del Premio Nazionale Paolo Borsellino tutto l’anno, ricoprono un posto significativo, per i ragazzi,  gli incontri previsti con Giovanni Impastato, fratello minore di Peppino, il giovane barbaramente ucciso dalla Mafia il 9 maggio del 1978.

Peppino che, con tutte le sue forze, aveva cercato di risvegliare le coscienze dei suoi coetanei, per contrastare lo strapotere della mafia.

Giovanni, ci racconta quali sono le idee che restano del fratello Peppino, attraverso il suo ultimo libro “Oltre i Cento Passi”.

Venerdì 28 Febbraio
Presentazione del libro “Oltre i Cento Passi”
Roseto degli Abruzzi – I.I.S. Vincenzo Moretti- h 10.45
Saluto
Sabrina Del Gaone – Dirigente Scolastico
Intervengono
Giovanni Impastato – Scrittore e autore del Libro
Lino Nazionale – Giornalista


Sabato 29 Febbraio
Montesilvano – Liceo Scientifico C. d’ascanio- h 10.45
Saluto
Danila De Angelis – Dirigente Scolastica
Intervengono
Giovanni Impastato – Scrittore e autore del Libro
Graziano Fabrizi – Docente

A Teramo, Giovanni, il fratello di Peppino Impastato ci parla del suo libro, Oltre i Cento Passi

Oltre i cento passi, sarà presentato a Teramo il 1 marzo alla Biblioteca Delfico alle ore 10.45.

La storia di un ragazzo siciliano come molti altri che, un giorno, ha deciso di dire no alla Mafia. E ha continuato indefesso, fino a quel 09 maggio 1978.
Come si può continuare la battaglia di Peppino? 

Intervengono
Gianguido D’Alberto – Sindaco della città di Teramo
Giovanni Impastato – Scrittore e Autore del libro
Antonio D’Amore – Giornalista
Michele Raiola – Associazione Omertà
Federico Ioannoni Fiore – Associazione Omertà

 

Contro le Frodi alimentari, per una Sostenibilità Sociale, Economica ed Ambientale

Il Premio Nazionale Paolo Borsellino, in collaborazione con la Città di Teramo, Il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, l’Università degli Studi di Teramo e l’Istituto Di Poppa Rozzi, organizza l’incontro:
Contro le Frodi alimentari, per una Sostenibilità Sociale, Economica e Ambientale”

Il 22 febbraio, alla Sala Polifunzionale di Teramo, ore 10.

Tantissimi i protagonisti, fra i quali Teresa Bellanova, Ministro delle Politiche Agricole e Forestali.
Inoltre, interverranno Gianguido D’Alberto Sindaco della Città di Teramo, Tommaso Navarra Presidente del Parco Gran Sasso Monti della Laga, Cristina Gerardis Avvocato dello Stato, Dino Mastrocola Rettore dell’Università di Teramo, e Caterina Provvisiero Dirigente scolastica Istituto Di Poppa Rozzi.

Giornate della Legalità: ricordare e ribadire l’Impegno per affermare la legalità

Il Premio Nazionale Paolo Borsellino, in collaborazione con il Miur attraverso giornate come queste, rinnova il tema dell’Educazione alla Legalità, quale strumento fondante verso un cambiamento culturale e sociale a contrasto di ogni forma di criminalità organizzata.

Saranno gli Studenti di diverse scuole della Provincia di Pescara e Teramo i protagonisti centrali di queste giornate.


Mercoledì 19 Febbraio
Pescara – Istituto Comprensivo PE1 – h 10.45
Incontro Dibattito
Saluto
Teresa Ascione – Dirigente Scolastica Ist. Comprensivo PE1
Alessandra Di Pietro – Dirigente Scolastica “De Cecco”
Intervengono
Nino Germano – Giornalista RAI
Don Maurizio Patriciello – Parroco Anticamorra
Luigi Leonardi – Testimone di Giustizia


Giovedì 20 Febbraio
Pescara – IPSSEOA De Cecco – h 10.45
Incontro Dibattito
Saluto
Alessandra Di Pietro – Dirigente Scolastica “De Cecco”
Carlo Masci – Sindaco della Città di Pescara
Intervengono
Don Maurizio Patriciello – Parroco Anticamorra
Luigi Leonardi – Testimone di Giustizia


Venerdì 21 Febbraio
Roseto degli Abruzzi – I.I.S. Vincenzo Moretti- h 10.45
Incontro Dibattito
Saluto
Sabrina Del Gaone – Dirigente Scolastico
Intervengono
Don Maurizio Patriciello – Parroco Anticamorra
Luigi Leonardi – Testimone di Giustizia